Alle urne 44mila teatini: «Votare è nostro dovere»

Chieti si prepara alla chiamata ai seggi elettorali con l’incognita astensionismo Disagi per gli studenti fuori sede: «Servono soluzioni anche per chi vive fuori»
CHIETI . Mancano quindici giorni alla chiamata ai seggi. Gli italiani si preparano a esprimere la propria preferenza alle elezioni politiche del 25 settembre ma, mentre le campagne elettorali dei partiti politici continuano senza sosta, resta l’incognita sull’affluenza.
OLTRE 44MILA AL VOTO
A Chieti, secondo gli ultimi dati ministeriali, sono 44.089 gli aventi diritti al voto. «Ci sto ancora pensando ma credo che andrò a votare», è il pensiero di Flavia Paciocco. Conferma la sua presenza alle urne Oslavio Di Davide: «È un mio diritto». E se ai teatini viene chiesto un motivo per cui andare a votare, le risposte variano: «Lo farò per senso civico», spiega Lino Paolini. «Sono politicamente partecipe e voterò chi mi rappresenta», prosegue Emiliano De Nunzi. C’è anche chi andrà per rispetto dei padri costituenti: «Chi non vota non riconosce il sacrificio dei nostri antenati, di chi ha combattuto per i nostri diritti e di quanto noi donne abbiamo sudato per il voto», dice Cristina V. di Chieti, «andrò a votare perché è un mio diritto». Molti ripongono fiducia nell’esprimere la propria preferenza: «Se non andiamo a votare non cambieremo e non risolveremo mai nulla», afferma Daniela D’Alessandro, «siamo in uno Stato democratico in cui possiamo decidere», aggiunge Di Davide. Le elezioni arrivano in un periodo difficile e ricco di avvenimenti storici: dalla guerra in Ucraina all’inflazione e all’aumento dei prezzi. Eventi che diventano poi i protagonisti dei programmi elettorali dei partiti italiani. Ma c’è anche “il partito del non voto”: «Non mi sento rappresentato da nessuno», afferma Gaetano Di Lorenzo, «penso sia veramente tempo perso», aggiunge Stefano C.
FUORI SEDE
Altro tema è quello del voto per i fuori sede: sono molti gli studenti e i lavoratori che vogliono recarsi alle urne, ma nonostante promozioni e sconti sui treni, l’ostacolo della distanza resta difficile da aggirare. «Non penso sia giusto che i giovani che decidono di studiare fuori dalla loro residenza vengano limitati nell’esercizio del diritto al voto», sostiene Elisabetta Rossi, studentessa fuori sede di Giurisprudenza a Perugia, «ci sono tante soluzioni alternative già adottate nel resto d’Europa». È nella stessa situazione Majra Russo, studentessa di Psicologia clinica a Padova: «Sono stata fortunata a poter rimanere nella mia città fino al giorno delle elezioni, perché altrimenti sarebbe stato davvero difficile tornare dalla località in cui studio».
I GIOVANI
Sono soprattutto i giovani a voler andare alle urne: «È un dovere civico ma soprattutto l’unico modo per tentare di salvaguardare il nostro futuro», continua Chiara Faiulli. «È un dovere inderogabile», prosegue Russo. Anche i lavoratori fuori sede sono in difficoltà: «Con il lavoro», conclude Daria Cardillo, «è più difficile perché dovrei liberarmi per un giorno».
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