Allo Scalo una lunga scia di aggressioni

21 Marzo 2022

Nei confronti dei violenti è scattato il Daspo Willy, ovvero il divieto di accedere a tutti i locali della città

CHIETI. Nell’ultimo anno la movida di Chieti Scalo è stata macchiata da almeno dieci episodi di violenza. Dal pizzaiolo di Sambuceto ferito dal branco fino all’aggressione di due sere fa, risse e pestaggi sono divisi più o meno equamente tra viale Benedetto Croce e via Colonnetta, le strade dove si trovano i principali locali del divertimento.
Gli animi si sono quasi sempre accesi per motivazioni che polizia e carabinieri hanno classificato come «futili». Dal classico “che ti guardi?” fino alle discussioni per vecchie ruggini, a fare la propria parte è stato sicuramente anche l’alcol. E a farne le spese sono stati spesso giovanissimi, come il 19enne colpito senza pietà in pieno volto da un ragazzo di due anni più grande con una ferocia tale da provocargli ferite guaribili in quaranta giorni.
I violenti identificati e denunciati alla procura della Repubblica sono stati «espulsi» dalla movida su decisione del questore Annino Gargano. È l’effetto del “Daspo Willy”, ossia il divieto di frequentare bar e pub che prende il nome dal giovane di Colleferro pestato a morte, nel settembre del 2020, in una rissa.
Il provvedimento può scattare nei confronti di coloro che «abbiano riportato una o più denunce o condanne anche con sentenza non definitiva nel corso degli ultimi tre anni per la vendita o la cessione di droga, per fatti commessi all’interno o nelle immediate vicinanze di scuole, plessi scolastici, sedi universitarie, locali pubblici o aperti al pubblico». Non è più necessario, quindi, attendere il passaggio in giudicato della sentenza di condanna o la conferma in appello della pronuncia di primo grado: il questore adotta la misura «per ragioni di sicurezza» e dopo aver valutato «gli elementi derivanti dai provvedimenti dell’autorità giudiziaria e gli accertamenti di polizia».
Per gli spacciatori lo stop può durare fino a cinque anni. Il questore può disporre il Daspo anche nei confronti delle persone «denunciate, negli ultimi tre anni, per reati commessi in occasione di gravi disordini avvenuti in pubblici esercizi o in locali di pubblico trattenimento e nelle immediate vicinanze degli stessi, o per reati non colposi contro la persona, contro il patrimonio o con l’aggravante della discriminazione razziale». In questo caso, la durata del provvedimento può variare da sei mesi a due anni.
Le nuove norme prevedono anche un giro di vite per il reato di rissa: se qualcuno rimane ucciso o riporta delle lesioni personali, la pena, per la sola partecipazione, va da sei mesi a sei anni (prima era da tre mesi a cinque anni). (g.let.)
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