Alloggi popolari, a Filippone residenti sul piede di guerra

La denuncia: «Case insalubri nonostante segnalazioni Asl e difficoltà per l’assegnazione di nuovi appartamenti»
CHIETI. A gennaio del 2021 la Asl ordina un sopralluogo in uno degli appartamenti delle case popolari di via Spatocco, a Filippone, e non rinviene «i requisiti minimi di civile abitazione». Di qui la richiesta al Comune di assegnare un altro alloggio popolare agli inquilini. Sono passati oltre tre anni e gli inquilini sono ancora lì, nel degrado delle case popolari di via Spatocco. «Pensare che alcuni cittadini di Chieti, nella specie una coppia di coniugi miei assistiti con tre figli minori di cui due con 104», dice l’avvocato Monia Scalera che ha assunto la tutela legale degli inquilini, «siano costretti a vivere in luoghi malsani, ancora oggi dopo un verbale della Asl risalente al 2021, che chiedeva l’assegnazione di altro alloggio popolare idoneo, è quanto di più disumano possa accadere in una società civile e per di più vigente una amministrazione che fa del welfare il suo cavallo di battaglia. E questa non è l’unica famiglia che è costretta a vivere in queste condizioni».
Le palazzine di via Spatocco sono finite più volte al centro delle proteste: non solo gli spazi interni sono insalubri, ma anche quelli esterni sono abbandonati a se stessi, preda di vegetazione spontanea e rifiuti ovunque. Scalera fa sapere che «è presente anche una colonia felina trascurata, formata da gatti per lo più malati che si infettano tra loro. Ultimamente, dopo aver sollecitato personalmente l’amministrazione, è stata effettuata una derattizzazione, senza però intervenire successivamente alla rimozione delle carcasse dei topi, che sono rimaste lì a marcire all’aperto. Gli inquilini non possono aprire le finestre per il tanfo derivante sia dalla presenza della colonia, che dalla putrefazione dei topi morti».
Sulle condizioni di degrado nell’agosto scorso è stato anche depositato un esposto in Procura. L’assessore all’edilizia residenziale pubblica Alberta Giannini aveva annunciato un monitoraggio dell’intero patrimonio teatino, ma l’avvocato Scalera ricorda che già nel 2022 l’ex assessore Enrico Raimondi aveva avviato una ricognizione dei 300 immobili di proprietà comunale. «Perché non si ricomincia da quanto già fatto in precedenza?», chiede Scalera, «il fatto è che non ci sono dati precisi: non si riesce a risalire alle assegnazioni, non vi è contezza dello stato patrimoniale, né di chi usufruisce degli alloggi. Le piante catastali non corrispondono alla realtà di fatto dei luoghi, perché nel tempo sono state fatte variazioni strutturali non dichiarate. Vi sono appartamenti liberi i cui assegnatari sono defunti e appartamenti in cui vivono ammassati nuclei familiari numerosi. Vi sono alloggi che non hanno ancora la linea di adduzione del gas in cui gli inquilini devono usare le bombole».
L’avvocato tocca anche un’altra problematica: le case destinate all’emergenza abitativa, come quelle di via Spatocco, sono alloggi temporanei, tanto è vero che vengono definite “case-parcheggio”, ma, sottolinea l’avvocato, «ci sono famiglie che vivono in questi alloggi ormai da più di 20 anni. Questi problemi», conclude, «dovrebbero essere affrontati non a compartimenti stagni, ma da una sinergia tra tutti gli uffici competenti, dal sociale ai lavori pubblici. Ma a Chieti non è stato organizzato neanche l’ufficio di piano e il relativo gruppo di piano».
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