Amianto, sottopassi chiusi all’ospedale

Scattano i divieti dopo l’inchiesta per la bonifica mai eseguita. Ma i percorsi alternativi all’esterno non sono ancora pronti
LANCIANO. Sottopassaggi chiusi e avvocati impegnati per tentare di dissequestrare il cantiere per bonificare l’amianto in ospedale. Si lavora alla Asl per risolvere il problema dell’amianto che dal febbraio 2015, quando fu scoperto dai carabinieri forestali nei pavimenti della palazzina centrale del Renzetti (direzione sanitaria, pediatria, ginecologia, rianimazione, pronto soccorso, radiologia, ex chirurgia e cardiologia), è una spina nel fianco dei direttori generali che si sono succeduti alla guida dell’azienda, Francesco Zavattaro, Pasquale Flacco e ora il facente funzioni Vincenzo Orsatti. E la questione si è complicata dopo le ordinanze del sindaco Mario Pupillo per accelerare la bonifica dei reparti e finirla entro settembre 2019 e soprattutto dopo l’inchiesta della procura che vede indagati, per omissione di atti d’ufficio e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, l’ex manager Asl Flacco, rappresentato dall’avvocato Angelo D’Angelo, e un dirigente del servizio prevenzione. Inchiesta che ha portato i carabinieri forestali di Lanciano a fare un’ispezione giovedì scorso dopo un sopralluogo già fatto il 18 marzo e sulla base del censimento della ditta Galeno che, nel maggio 2015, verificò la presenza del crisolito in alcuni reparti e il materiale stoccato nel presidio. Gli investigatori hanno rinvenuto, sul terrazzo del Renzetti e in alcuni sottotetti, rifiuti speciali tra cui amianto friabile, cocci di tetti, montacarichi e serbatoi dismessi che in base al censimento non dovevano più esserci. Inoltre, amianto friabile nei locali caldaia e nei sotterranei che dovevano essere chiusi. Invece, proprio durante il sopralluogo i carabinieri forestali hanno visto il personale nei corridoi. Ora, ci sono divieti e accessi negati anche se percorsi alternativi esterni, pure ordinati da Orsatti, non sono stati ancora tracciati e muoversi tra i reparti senza passare nei sotterranei è difficile.
Si lavora anche per il dissequestro del cantiere, spiegano dalla Asl, e per rispettare le ordinanze del sindaco. Pupillo e gli uffici ambiente del Comune, nei giorni scorsi, hanno ricevuto il cronoprogramma dei lavori della Asl per la bonifica che di certo non finiranno entro 6 mesi. L’azienda continua a ripetere, da anni, che se l’ospedale fosse chiuso i lavori si potrebbero fare velocemente. Ma non è così e non potrebbe essere diversamente visto che, altrimenti, scatterebbe l’accusa di interruzione di servizi essenziali di assistenza. Lavorare con utenti e medici non è facile: in pediatria, un terzo del reparto è chiuso per la bonifica, ma i lavori vanno a rilento e i posti letto non bastano; nell’ex chirurgia, il trasloco imprevisto del Serd ha creato difficoltà e c’è l’urologia da spostare. Servirà almeno un anno per finire i lavori. Ad ogni modo l’azienda precisa che sui pavimenti, a tutela di lavoratori e utenti, sono sempre stati fatti monitoraggi e manutenzioni. Ma la cosa più importante è che i limiti di legge per l’amianto non sarebbero mai stati superati e che «non sono in atto inquinamenti di tipo ambientali interni e non ci sono fibre di amianto aerodisperse».

