Amri, interrogati tre teatini

Andarono a Berlino per una festa di laurea: «Ci ha venduto l’hashish»
CHIETI. Il numero di cellulare di tre studenti universitari della provincia teatina è spuntato dalla lista delle chiamate di Anis Amri, il terrorista che uccise 12 persone al mercatino di natale di Berlino, il 19 dicembre scorso. Gli studenti sono stati ascoltati dalla polizia e hanno dovuto spiegare come mai avevano contattato un terrorista islamico che a bordo di un camion rubato seminò il panico tra le bancarelle accanto alla chiesa della Rimembranza a Breitscheidplatz.
La notizia è apparsa ieri sul Corriere della Sera. Sono in realtà cinque complessivamente i ragazzi italiani che avevano avuto un contatto telefonico con l’attentatore tunisino ucciso il 23 dicembre dalla polizia italiana a Sesto Sa Giovanni, mentre era in fuga dal luogo della strage. Oltre ai tre studenti teatini ce n’erano, infatti, anche due di Palermo. Tutti e cinque sono stati sentiti dalla Digos di Milano nell’ambito dell’inchiesta del dipartimento antiterrorismo della Procura del capoluogo lombardo. E tutti hanno raccontato la stessa storia: un viaggio a Berlino, tra divertimento, multicultura e libertà. Serate da condire anche con qualche droga leggera. E Amri, un giovane ragazzo come loro, tunisino che parlava bene l’italiano, era il pusher incontrato tra le strade di Berlino. Non senza una buona dose di imbarazzo, in questo modo i cinque ragazzi italiani hanno spiegato alla polizia il loro legame col tunisino.
In particolare, i tre studenti della provincia teatina erano andati nella capitale tedesca nell’autunno scorso. L’occasione erano i festeggiamenti per una laurea. Stavano in uno dei quartieri simbolo di Berlino, Kreutzberg, quello della controcultura giovanile e dell’anticonformismo, dove è facile incontrare per strada qualcuno che ti si avvicina proponendoti della droga.
I tre hanno comprato hashish dallo spacciatore che non tradiva nulla di pericoloso o aggressivo e hanno conservato sul telefono il contatto WhatsApp con la foto del ponte sul fiume Sprea che il tunisino aveva scelto come immagine di profilo. Lo hanno descritto come un ragazzo affabile, che si esprimeva bene in italiano e parlava bene degli Italiani. Soprattutto per quanto riguarda la capacità di accoglienza del nostro Paese. Così i numeri dei tre, come degli altri due ragazzi palermitani, sono rimasti nel cellulare che il terrorista ha perso dopo l’attentato. Nello stesso periodo in cui aveva incontrato i ragazzi italiani, si è pure scoperto che Amri era in contatto via Facebook con due ragazze siciliane. Entrambe della provincia di Catania ed entrambe corteggiate. A tutte due diceva pressappoco le stesse cose: ognuna era la sua preferita, la donna che voleva sposare per mettere su famiglia. Con tanto di invito ad andare da lui a Berlino. In realtà, secondo gli investigatori il tunisino corteggiava le due ragazze italiane al solo lo scopo di poter finalmente avere un documento d’identità regolare, visto che era costretto ad utilizzare ben quattordici diversi documenti identità per muoversi a piacimento in giro per l’Europa. (a.i.)

