Anche mamma Velia all’addio a Luisa

Al funerale della Ciarelli, 65 anni, uccisa dal marito, l’anziana madre di 94 anni che vive con un’altra figlia a Lanciano
TORINO DI SANGRO. Dolore e sgomento. In tanti ieri mattina si sono stretti attorno alla famiglia di Luisa Ciarelli, 65 anni, uccisa una settimana fa dal marito Domenico Giannichi, 68 anni, al culmine di una lite. Accanto ai figli della coppia, Concetta e Dino, ha seguito la funzione religiosa celebrata nella chiesa di San Salvator , anche nonna Velia, 94 anni, la mamma di Luisa. L’anziana, accompagnata da un’altra figlia con cui vive a Lanciano, è parsa molto provata. «Il suo pianto ha straziato tutti», dice il sindaco di Torino di Sangro, Nino Di Fonso, «a 94 anni non avrebbe mai immaginato che la sua famiglia potesse essere travolta da una tragedia così grande».
Fra la folla che ha gremito la chiesa anche il legale di Domenico Giannichi, l’avvocato Alberto Paone. Giannichi in carcere a Vasto, continua ad apparire confuso. Ieri mattina, don Pietro Di Crescenzo, ha invitato a pregare sia per Luisa che per Domenico. «Per un dolore grande come quello odierno», ha detto don Pietro, «serve una grande roccia a cui aggrapparsi. Il Signore è una roccia eterna. Preghiamo e chiediamo aiuto a lui. Il Signore è accanto a Luisa ma non abbandona Domenico. In questa tragedia si è compiuto un mistero che solo Dio conosce. Chiederò al Signore di aiutarci mentre preghiamo. In questo momento abbiamo tutti bisogno di preghiera e di silenzio. Trovare le parole in queste circostanze non è facile. Inutile cercare il perché e il per come. La testa rischia di esplodere. Dobbiamo cercare il Signore che non abbandona Luisa nella sua tragedia, non abbandona Domenico e nemmeno voi nel vostro dolore», ha detto commosso don Pietro.
Al termine della cerimonia il parroco ha portato ai familiari di Luisa e Domenico i saluti del vescovo, monsignor Bruno Forte. «Sta pregando per voi», ha detto don Pietro ai figli di Luisa e Domenico.
Poi il corteo funebre ha accompagnato il feretro fino al cimitero dove la donna ora riposa. «Luisa ora è in pace», ha commentato un paesano. «Ora dobbiamo aiutare i figli a superare questo terribile momento e anche mamma Velia».
Sul fronte delle indagini ora è tutto in mano ai periti. L’avvocato Paone ha raccolto le cartelle cliniche che raccontano gli ultimi mesi vissuti da Domenico e presto dovrebbe esserci la perizia psichiatrica. Potrebbe richiederla la difesa, ma anche l’accusa. Stabilire le condizioni mentali di Domenico Giannichi al momento della furiosa lite con la moglie sfociata nell’uxoricidio è fondamentale. Giannichi probabilmente sarà giudicato con rito abbreviato. La pena per l’omicidio volontario parte da 21 anni di reclusione, scende di molto se l’omicidio diventa preterintenzionale.
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