Angelini alla sbarra per duecento milioni
Oggi a Chieti la madre di tutti i processi all’ex re delle cliniche, dopo Del Turco ora tocca a lui
CHIETI. Il processo per bancarotta fraudolenta che vede quale principale imputato per un crac di oltre 220 milioni l’ex re delle cliniche private Vincenzo Angelini riprende questa mattina. La prima udienza dibattimentale si è tenuta nell’aprile del 2012 ma è stata subito rinviata per un certificato medico presentato dalla difesa dell’imputato.
Fatta eccezione per una sola udienza, del novembre seguente, nella quale parlarono i periti dell’accusa, il processo è stato rinviato di udienza in udienza 6 o 7 volte, prevalentemente per indisposizione di Angelini e per una sola volta per un «colpo della strega» della coimputata, la moglie Anna Maria Sollecito.
Con Angelini e la moglie sono imputati per il crac della casa di cura Villa Pini, la figlia Chiara, all’epoca dei fatti amministratrice unica e legale rappresentante di Villa Pini i componenti del collegio dei revisori dei conti Lorenzo Appignani, Guglielmo Ascione, Eugenio Fermo e Giovito Di Nicola che secondo l’accusa non avrebbero esercitato alcun controllo.
La bancarotta per distrazione parla di debiti accumulati dalla casa di cura nei confronti dei fornitori, banche e dipendenti che sono rimasti per mesi senza stipendio.
Si tratta di un incastro di 12 società controllate dalla holding del gruppo, la Novafin, la presunta bancarotta di cui è accusato l'imprenditore e che ha portato al fallimento di Villa Pini, formalizzato nella sentenza del tribunale di Chieti del 5 maggio 2010.
Il processo per il crac del gruppo Villa Pini prende il via dalla inchiesta sulla sanità regionale condotta dalla procura di Pescara che portò agli arresti nel 2008 e alle successive condanne in primo grado per tangenti di buona parte della ex giunta regionale presieduta da Ottaviano del Turco, di alcuni dirigenti della Asl teatina e dello stesso Angelini.
L’ex re delle cliniche decise di vuotare il sacco di fronte alla magistratura pescarese accusando di aver dato tangenti all’ex governatore Del Turco. La procura del capoluogo adriatico alla fine decise di trasferire gli atti che riguardavano la bancarotta Angelini alla procura di Chieti per competenza territoriale.
In aula a rappresentare l’accusa questa mattina ci saranno il procuratore capo Pietro Mennini e il sostituto Giuseppe Falasca.(k.g.)
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