Angelini, annullata la confisca dei beni

9 Settembre 2021

I giudici: «Il provvedimento nei confronti di Villa Pini non si può estendere anche all’ex imprenditore»

CHIETI. La confisca dei beni della società Villa Pini non può essere estesa tout court a Vincenzo Maria Angelini, storico titolare della casa di cura dichiarata fallita nel 2010. Con questa motivazione, il tribunale di Chieti, presieduto da Guido Campli (giudici Maurizio Sacco e Chiara Di Gerio), ha annullato il provvedimento emesso dalla procura, ordinando l’immediato rilascio dei beni in favore dell’ex imprenditore della sanità privata che, con le sue dichiarazioni, fece finire in carcere nel 2008 l’allora presidente della Regione Ottaviano Del Turco. La confisca, di oltre 32 milioni di euro, ha riguardato, fra l’altro, una villa a Francavilla al Mare, due abitazioni di Angelini a Chieti e una a Pescara, argenti, opere d’arte, quadri di pregio, oggetti d'oro e pietre preziose. Contro la confisca hanno presentato ricorso i legali di Angelini, gli avvocati Ugo Della Monaca di Salerno e Guido Guerra di Roma.
L’ordine di esecuzione per la confisca è stato eseguito lo scorso aprile dopo che è diventata definitiva una sentenza di condanna a carico di Angelini a 7 anni di reclusione per truffa ai danni della Regione Abruzzo. Secondo l’accusa, la casa di cura Villa Pini, negli anni fra il 2005 e il 2007, sotto la gestione di Angelini, ha svolto «attività sanitaria non coperta da autorizzazione o accreditamento provvisorio ed effettuato prestazioni a carico del sistema sanitario nazionale per discipline non accreditate quali l’ortopedia, l’oculistica, la cardiochirurgia, la chirurgia vascolare, la cardiologia, l’otorinolaringoiatria, le malattie e i disturbi dell’apparato riproduttivo femminile».
Secondo il tribunale di Chieti, come si legge nel provvedimento a firma del presidente Campli, va escluso che la confisca possa essere eseguita nei confronti di Angelini «in conseguenza delle precise e definitive considerazioni», contenute nelle sentenze di merito, «circa la soggettività di chi si è effettivamente avvantaggiato del reato in termini patrimoniali diretti, vale a dire la società». (g.let.)
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