Angelini, processo per truffa Ascoltato l’ultimo testimone

21 Settembre 2016

CHIETI. Saranno due memorie a sciogliere i nodi del processo a carico di Vincenzo Angelini e della moglie Anna Maria Sollecito per associazione a delinquere, truffa e falso in relazione alle...

CHIETI. Saranno due memorie a sciogliere i nodi del processo a carico di Vincenzo Angelini e della moglie Anna Maria Sollecito per associazione a delinquere, truffa e falso in relazione alle prestazioni sanitarie offerte dalla ex Villa Pini. Il processo è arrivato alle battute finali. Ieri è stato ascoltato l’ultimo testimone, l’ex direttore amministrativo della Asl teatina, Rodolfo Rispoli. Poi i giudici Geremia Spiniello, Isabella Allieri e Marco Di Berardino hanno rinviato per la discussione al 25 ottobre. A quel punto il difensore Gianluigi Tucci e anche il pm Giuseppe Falasca hanno annunciato di aver preparato una memoria. Angelini e la moglie non erano presenti, c’erano invece Cristiano Sicari per conto della Asl, parte civile, e Antonella Dragani per la vecchia Villa Pini, società ormai fallita. Secondo l’accusa, tra il 2005 e il 2007, l’ex Villa Pini avrebbe fornito prestazioni sanitarie non coperte da autorizzazione o accreditamento provvisorio. Le prestazioni sarebbero state effettuate a carico del sistema sanitario nazionale per discipline non accreditate quali ortopedia, oculistica, cardiochirurgia, chirurgia vascolare, cardiologia e altre. I crediti vantati in questo modo in quel periodo dalla clinica nei confronti della Regione ammontano, secondo l’accusa, a 46 milioni di euro.

Per quanto riguarda i reati di truffa e falso (in parte prescritti o vicini alla prescrizione) per la difesa non ci sarebbe «l’elemento intenzionale» perché «l’ambito normativo in cui all’epoca operava Villa Pini», dice Tucci, «era di assoluta incertezza. Non si sapeva cosa la casa di cura potesse o meno fare». Tucci ha in mano un parere dell’avvocatura regionale in cui si dice che «non è chiaro quali siano le prestazioni erogabili in base al Piano sanitario del 2001». Il parere auspicava che la Regione si sedesse con le cliniche private per definire la situazione. E dunque, per Tucci, Villa Pini può aver sbagliato ma senza dolo. Per ciò che riguarda l’associazione a delinquere, reato non prescritto, per la difesa nel processo non sarebbe emerso il ruolo del terzo imputato, Sergio Frezza, la cui posizione è stata stralciata. Né sarebbero stati delineati i ruoli dei membri dell’associazione. (a.i.)