Angeloni muore a 63 anni Una vita dedicata ai bimbi

29 Agosto 2015

Il professionista si accascia all’improvviso in un bar di piazza della Trinità e muore Presidente nazionale della Fimp e medico del Chieti calcio. Oggi i funerali

CHIETI. É morto il medico della dedizione, appassionato della cura dei più piccoli, migliaia di bimbi teatini, cresciuti bene grazie a lui. Potevi chiamarlo anche alle 3 di notte, Sandro Angeloni correva subito da te per aiutarti. Persona schietta, spesso caustica nei giudizi ma dotata di una umanità rara che fa del medico un angelo della famiglia, Sandro se n'è andato via per sempre all'improvviso, ieri mattina presto, nel bar di Christos alla Trinità. Dopo una notte insonne trascorsa a soccorrere la madre caduta in casa, Sandro aveva cercato una voce amica per parlare più che per bere l'ultimo caffè. «Non mi sento bene...» ha pronunciato prima di accasciarsi sul pavimento e chiudere gli occhi. Nel giorno del mercato, con la piazza che si stava riempiendo di persone, il dramma del medico stroncato da un infarto ha subito fatto il giro della città. Correndo di bocca in bocca, di post in post. Era molto amato il pediatra Angeloni, classe 1952, quindi 63enne. Era amato per la sua indole mite che gli permetteva di rassicurare anche i genitori più ansiosi che gli si rivolgevano per sapere della salute figli. Stimato anche come specialista in allergologia e in medicina dello sport, Angeloni avrebbe potuto fare carriera all'estero ma aveva scelto di svolgere la professione con rigore nella sua città di cui amava i colori e il temperamento. Nato alla Civitella, quindi immerso in quella teatinità d'altri tempi, critica ma al tempo stesso costruttiva, Sandro Angeloni si era diplomato al Classico Vico, era tra i migliori della classe, e si era laureato e specializzato nella prestigiosa università di Siena, città che amava per il palio e la vivacità. Lavorava con riservatezza e modestia Angeloni fino al punto di ricoprire cariche professionali molto alte senza mai vantarsene. Come nel 1989 quando venne nominato alla presidenza nazionale della Fimp, a capo cioè di 6mila medici pediatri italiani. E fu durante il suo mandato che venne coniata, per volere di Angeloni, la definizione di “pediatra di famiglia”, una giusta sintesi tra il ruolo svolto e la presenza vigile, in simbiosi con i nuclei familiari dei piccoli pazienti. La sua dedizione alla pediatria lo portò anche e con successo a sperimentare nuovi e più efficaci metodi di somministrazione dei vaccini, cinque in una volta. E fu in quell'occasione che ebbe l'opportunità di volare negli States per continuare la sua missione, perché tale è. Ma Chieti gli era nel cuore, come del resto lo è per fratello Giustino, ingegnere, ex candidato sindaco ed ex presidente del Chieti calcio, ieri colpito in uno degli affetti più cari. A legarli non c'era solo il vincolo della fratellanza ma anche la “malattia” del tifo per il Chieti calcio, per la quale non vale la pena curarsi. Giustino ne era il presidente, sceso in campo per salvare una istituzione sportiva cittadina. Sandro invece il medico della società sportiva. Insieme, si può dire con il senno di poi, hanno lavorato in trincea per far risorgere una squadra gloriosa. Ma Sandro si appassionava anche del basket e del calcio a cinque, dei problemi della sua categoria professionale e della vita cittadina in generale.

Ieri mattina ha detto addio per sempre alla sua Chieti davanti agli occhi del barista amico che, colpito dal dramma, ha poi subìto un malore. Sul posto, in quei minuti di concitazione, sono arrivati i carabinieri e un'ambulanza. Giustino era presente, accanto al fratello che non c'era più. Il corpo, dopo il nulla osta delle procura, è stato trasferito nell'obitorio del policlinico.

Sandro lascia anche la sorella Grazia, dirigente scolastica a Francavilla e, come lui, dotata di un'elevata competenza professionale. Una competenza trasmessa ai tre figli, veri professionisti nei loro settori, dai genitori, ormai anziani, il papà Vincenzo, già consigliere comunale, e la mamma Gloria.

Oggi alla Trinità, alle 16,30, l'addio al pediatra che correva dai suoi piccoli malati nel cuore della notte per lasciare in dote passione, dedizione e umanità a chi sceglie di curare gli altri.