Annullati oltre cento matrimoni: coppie troppo immature e litigiose

Il bilancio dell’attività svolta presentato a Chieti nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario «Nonostante le chiusure degli uffici, i numeri restano gli stessi del periodo precedente al Covid»
CHIETI. Il numero di cause per l’annullamento dei matrimoni di fronte al tribunale ecclesiastico resta pressoché invariato rispetto agli anni pre-pandemia, nonostante i mesi di chiusura del tribunale dovuti proprio all’emergenza sanitaria. Il dato, insieme a quello dell’aumentata litigiosità pure rilevata, fa pensare a un effetto Covid che si può rintracciare tra le righe della relazione del responsabile del Tribunale ecclesiastico interdiocesano abruzzese e molisano (Teiam), don Antonio De Grandis, che ieri pomeriggio ha inaugurato l’anno giudiziario. Una cerimonia che si è svolta con presenze contingentate, proprio a causa del Covid.
Nella sede del Seminario regionale il vicario giudiziale De Grandis ha accolto il cardinale Giuseppe Petrocchi, arcivescovo dell’Aquila e presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, l’arcivescovo di Chieti Bruno Forte e il decano del Tribunale apostolico della Rota romana, Alejandro Arellano Cedillo. Nell’anno appena trascorso il Teiam si è occupato di 239 cause, di cui 159 ereditate dall’anno precedente e 80 nuove, e ha emesso 111 sentenze più un’archiviazione. Per quanto riguarda i capi di nullità che fanno dichiarare un matrimonio fallito, al primo posto c’è quello relativo al «grave difetto di discrezione di giudizio». Una locuzione che raggruppa l’ampio e variegato settore delle problematiche psichiche dei coniugi, dell’immaturità psico-affettiva e dell’incapacità di assumere gli oneri matrimoniali. Intanto il tribunale ecclesiastico continua nel cammino intrapreso di rendere «i processi più accessibili e più agili», come ha detto De Grandis nella sua relazione. A partire dalla celerità che si sta tentando di imprimere ai procedimenti giudiziari: la durata dei processi si accorcia da due anni del 2018, a un anno del 2019, ai 10 mesi del 2021, «nonostante», ha sottolineato il vicario giudiziale, «i disagi provocati dalla pandemia». Un altro obiettivo a cui si tende sempre maggiormente è quello della gratuità per i fedeli indigenti, con sempre un maggior ricorso all’istituto del gratuito patrocinio. Ultimo caposaldo della gestione del tribunale ecclesiastico è quello della «prossimità tra i fedeli e le strutture giudiziarie», una sorta di decentramento processuale con il personale del Teiam che, soprattutto per le istruttorie, sempre più spesso si è recato nelle curie delle varie città, trasformando il Teiam in una sorta di «tribunale in uscita».
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