Anoressia e bulimia, casi in aumento

28 Marzo 2018

Disturbi del comportamento alimentare nel sud del Chietino, gli esperti: conseguenze gravi, l’aiuto sia tempestivo

VASTO. Disturbi alimentari: casi in aumento. Si è concluso la settimana scorsa, il ciclo di incontri “La felicità non ha peso”, proposto dal Centro Mpn di Vasto per affrontare, insieme ai ragazzi delle scuole superiori, il tema dei disturbi alimentari e capire come riconoscerli.
Lo scopo del Centro. Nasce dall’esigenza delle sue fondatrici Mara Ricciuti, psicologa psicoterapeuta, e Morena Maccione, dietista, di promuovere un servizio territoriale innovativo per la cura dei disturbi del peso e del comportamento alimentare (Dca). In questi anni il centro è diventato un punto di riferimento per coloro che vivono una condizione di Dca e per i loro familiari. Il centro affronta i problemi con un approccio multidisciplinare, integrato tra psicologia, medicina e nutrizione.
Numeri in crescita. Nei primi tre mesi del 2018 sono già 23 le persone affette da Bed (Binge eating desorder) e da obesità che si sono rivolte al centro Mpn di Vasto. Divisi a metà tra maschi e femmine hanno un’età che varia dai 16 ai 64 anni. Undici i casi di bulimia, di cui 9 di sesso femminile dai 20 ai 50 anni e 2 di sesso maschile tra i 30 e i 40 anni. Cinque i casi di anoressia di cui tutte femmine dai 12 ai 25 anni e un solo ragazzo di 17. Numeri anche se relativamente bassi sono in crescita rispetto al 2017. «Considerando l'esperienza dell’ultimo anno, ci siamo rese conto di come i numeri siano cresciuti probabilmente perché stanno iniziando a conoscere la struttura», affermano Mara Ricciuti e Morena Maccione, «perciò è importante farsi conoscere sul territorio, per permettere, a chi soffre di Dca, di poter chiedere aiuto». Nell’anno passato sono stati 32 i casi di Bed e obesità, 7 i casi di bulimia e 3 quelli di anoressia.
I risultati. «Con l’obesità otteniamo sempre ottimi risultati», afferma Mara Ricciuti. «Abbiamo risolto tutti i casi di bulimia e quelli in trattamento hanno ridotto i metodi di compenso», continua. «Con l’anoressia è tutto più complicato. Il percorso è più lungo. I trattamenti sono ancora in corso e due di essi li abbiamo inviati a strutture residenziali perché giunti da noi già cronicizzati». Tanto basta per capire che si tratta di una patologia che persiste per diversi anni e che se non viene trattata non si risolve.
L’appello. C’è una realtà sommersa di persone che non chiedono aiuto per diversi motivi. Per loro non c’è una struttura dedicata. «La semplice conoscenza dei Dca, seppur lavorando in team, non è sufficiente per un trattamento efficace, anzi, spesso è causa di abbandono della terapia da parte del paziente e sfiducia nella possibilità di guarigione, oltre che creare cronicizzazione», affermano le specialiste. «Diversi sono stati i casi cronicizzati che sono giunti a noi dopo affannosi e dispendiosi peregrinaggi. L’aiuto deve essere tempestivo per evitare la cronicizzazione e il ricorso, quindi, a trattamenti più intensivi, che non solo incidono sulla spesa sanitaria pubblica, ma portano a costi aggiuntivi per il paziente e i suoi familiari, considerando le distanze delle strutture residenziali, o i viaggi per la terapia in day hospital», continuano le specialiste. «Ricordiamo che i Dca possono avere conseguenze gravi di salute con complicanze che riguardano i diversi organi», sottolineano. «Una corretta e precoce diagnosi è fondamentale, piuttosto che rinviare il paziente da un reparto all’altro». L’offerta dei servizi con terapie efficaci è indispensabile, servono ambulatori con personale dedicato e preparato, un’équipe che comprenda almeno uno psichiatra, uno psicologo e un dietista. Senza strutture e professionisti di riferimento, senza un lavoro di continuità, i ragazzi sono abbandonati a loro stessi: chi può si rivolge agli studi privati, chi invece non può rischia la vita.
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