Antenna Wind, l’Asl dice no E la società ricorre al Tar

28 Luglio 2017

La multinazionale vuole potenziare il segnale per il funzionamento di smartphone e tablet Il Comune corre ai ripari e prepara il regolamento: a settembre il provvedimento in aula

CHIETI. Nella giungla delle antenne della telefonia mobile, spunta un ricorso al Tar che la società Wind Tre ha fatto contro la Asl Lanciano-Vasto Chieti per il mancato rilascio del proprio parere di competenza - ai sensi della legge regionale di riferimento - per la messa in funzione di un impianto già creato in Strada Villaggio del Fanciullo. In attesa del nuovo regolamento che l’amministrazione comunale sta predisponendo per dare corpo e disciplina all’argomento - il precedente ordinamento risalente alla giunta dell’ex sindaco Francesso Ricci fu annullato in autotutela dopo il ricorso di alcune società della telefonia mobile - si registra un duro scontro a base di carte bollate sul rilascio delle autorizzazioni.
La vicenda parte dal lontano 2012. L’impianto in questione aveva ottenuto l’autorizzazione della Suap Chietino-Ortonese sulla scorta di pareri favorevoli di Arta e Asl. In particolare proprio la Asl aveva rilasciato a suo tempo il parere igienico sanitario favorevole. Successivamente, la Wind Tre, per sviluppare una nuova tecnologia, aveva presentato sempre al Suap un piano di adeguamento tecnologico dell’impianto. E l’Arta aveva rilasciato il parere radioprotezionistico favorevole. Ma proprio sull’intervento di adeguamento dell’antenna esistente, la Asl si è rifiutata si esprimere il parere previsto dalla legge regionale 45 del 2004, con la Wind Tre che definì l’Abruzzo «ormai l’unica Regione in Italia a prescrivere la necessità di un parere Asl aggiuntivo a quello dell’Arta».
Sempre secondo la Wind, il provvedimento della Asl «non solo impedisce di adeguare alle nuove tecnologie l’impianto di pubblica utilità e dunque di erogare il segnale anche secondo standard trasmissivi adeguati che assicurino il funzionamento di smartphone e tablet, ma certo impedisce di completare la rete telefonica». E dunque «ingentissimi appaiono i danni che deriverebbero alla Wind e agli interessi pubblici di cui la medesima è portatrice, posto che la mancata realizzazione del sito provocherebbe un immaginabile danno non solo patrimoniale».
«Bisogna affrontare il problema antenne una volta per tutte», spiega Mario Colantonio, assessore comunale alla pianificazione del territorio, «anche per evitare il ripetersi di fatti del genere. Ma è anche necessario scongiurare che un territorio diventi terra di conquista, dove ognuno fa ciò che vuole. Non nego che a volte non siamo a conoscenza della installazione di antenne della telefonia mobile che spuntano come funghi. Per questo siamo corsi ai ripari con la realizzazione di un regolamento che confidiamo di portare in consiglio comunale già dai primi giorni di settembre».