Antonio conosceva bene il suo assassino

9 Febbraio 2018

Altri sopralluoghi nella casa del pensionato. All’esame degli investigatori il nastro adesivo usato per legargli mani e piedi

MONTEODORISIO. Continuano i sopralluoghi nella casa di contrada Marracola dove domenica sera è stato ritrovato il corpo senza vita di Antonio Lizzi. Tanti gli interrogativi ancora senza risposta che infittiscono il giallo sull’uccisione del pensionato e a cui gli inquirenti cercano di dare risposta a una settimana ormai dal delitto. Dalla casa di Antonio, passata al setaccio, i carabinieri hanno portato via poche cose. In mano agli investigatori ci sono gli indumenti che la vittima indossava al momento della morte e gli oggetti che erano nel furgone Fiorino. Eppoi c’è il nastro adesivo usato per legare i polsi e le caviglie del sessantanovenne. Chi è salito sul torace del povero Antonio fracassandogli le costole, potrebbe aver lasciato le sue tracce sui vestiti della vittima. E se l’omicidio non è stato premeditato ma si è trattato dell’epilogo di una discussione, l’assassino probabilmente non indossava i guanti e quindi potrebbe aver lasciato altre impronte sul nastro adesivo. Tutti gli oggetti che sono a casa di Lizzi saranno esaminati dagli esperti del Ris, il Reparto investigazioni scientifiche, di Roma.
Ma intanto tra gli inquirenti si fa sempre più strada l’ipotesi che la vittima conoscesse il suo assassino e non lo considerasse un pericolo. La sera del delitto, la vittima, di ritorno dalla spesa, è scesa dal suo furgone e ha raggiunto la casa a piedi per affrontare la persona che era vicina alla porta. Non la riteneva un assassino. Resta da capire perché Lizzi che, a detta dei conoscenti, aveva un martello all’ingresso di casa, non lo abbia preso. Probabilmente non pensava di doversi difendere. Certo non dalla persona trovata a casa sua. Ma l'uomo era un solitario e a casa non riceveva nessuno. E allora si torna al punto di partenza. Con tanti interrogativi e nessuna risposta. Come quello sulla pensione che Antonio Lizzi dovrebbe aver ritirato dall’ufficio postale poche ore prima di essere ucciso. L’uomo era solito mettere i soldi in tasca. Qualcuno che era vicino alle Poste lo ha visto e ha raggiunto la casa per rubare? Le telecamere delle Poste potrebbero aiutare gli investigatori a scoprirlo. I carabinieri non credono però alla rapina. Se l’omicida puntava al denaro, gli unici soldi che ha potuto portare via sono quelli della pensione. La situazione economica di Antonio Lizzi non poteva fare certo gola ai ladri. Più volte il pensionato aveva chiesto aiuto al Comune. L’attenzione si sposta su eventuali visite avute dalla vittima nei giorni precedenti il delitto. Gli investigatori stanno anche cercando di capire come mai nessun vicino abbia sentito urlare Lizzi. Possibile che non abbia chiesto aiuto? L’uomo era solito alzare la voce quando si arrabbiava per qualcosa. Si sfogava da solo. Non è escluso che qualcuno lo abbia sentito urlare ma abbia interpretato quelle imprecazioni come uno sfogo piuttosto che una richiesta d’aiuto. I carabinieri lavorano 24 ore su 24 per fare chiarezza.
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