Antonio Di Leonardo il re del “du botte”

Personaggi della teatinità. Incantò i tedeschi con la fisarmonica e si salvò A 90 anni, l’artigiano continua a lavorare nel suo prestigioso laboratorio
CHIETI. Fare il nome di Antonio Di Leonardo, il personaggio protagonista della mia vetrina , significa evocare tutto un mondo straordinario, fatto di amore per la musica, certo, ma anche di grandissima perizia nel costruire gli strumenti che producono suoni ed armonie. Alle soglie dei 90 anni di vita, infatti, Antonio continua a suonare e a costruire fisarmoniche e riparare preziosi strumenti che fanno parte della nostra tradizione. Nel corso della sua vita ha avuto tantissime esperienze, suonando con grandi orchestre ma anche ovunque si richiedesse un po’ di musica, nei circoli, nelle case di amici, per strada. La musica è stata davvero la stella cometa che ha guidato la sua esistenza, fino portarlo a realizzare con la Città della Musica, mille metri quadrati dove si può trovare davvero tutto ciò che riguarda il mondo musicale, in fatto di strumenti, di tecnologia. Se si pensa da dove è partito, dal suo laboratorio, nel segno di una tradizione familiare che va oltre il secolo e mezzo, dove costruiva organetti e armoniche, tra i suoi legni stagionati, di ulivo di Giuliano Teatino, e si visita la Città della Musica si capisce la straordinarietà del personaggio che ha portato davvero in alto il nome della sua città.«Devo ringraziare la musica per la vita che ho avuto», ha detto in un filmato che i figli, Luciano e Gianpiero, gli hanno confezionato per raccontare la storia della Città della Musica. E grazie alla musica, nel periodo tragico della guerra, quando fu prelevato per essere deportato in Germania e venne provvisoriamente trasferito nel centro di raccolta di Ripa Teatina, riuscì a scampare da un molto probabile tragico destino. Antonio a Ripa Teatina ebbe la fortuna di procurarsi una fisarmonica. Cominciò a suonarla e i nazisti che lo ascoltarono decisero di farlo rimanere per intrattenere truppa ed ufficiali. La storia di Antonio è un romanzo. Finita la guerra, dopo alcuni anni passati nel suo laboratorio a costruire armoniche e fisarmoniche e a portare la sua musica un po’ ovunque nella provincia teatina, nel 1950 prese la via dell’estero. Andò in Canada dove si mise a lavorare in un negozio di musica, approfondì le sue conoscenze musicali, imparando a suonale la fisarmonica jazz e trasmise le sue nozioni a un gran numero di ragazzi come insegnante. Tornato in Italia ha ripreso a costruire i suoi bellissimi strumenti, con perizia riconosciuta davvero a livello internazionale: inarrivabili gli strumenti “du botte” firmati da lui, che fanno parte della antica tradizione abruzzese. Come musicista Antonio ha suonato in gruppi jazz e in orchestre di fisarmoniche, ottenendo grandi riconoscimenti. Infatti queste orchestre vinsero anche a Castelfidardo, la patria della fisarmonica, tre concorsi internazionali nel 1976, ’77 e ’78. A completare il quadro va ricordato che Antonio imparò, nelle sue esperienze canadesi, anche a riparare e accordare pianoforti. Tornato in Italia, dal 1972 al 1990, sotto la gestione del sovrintendente Mario Zuccarini, Antonio venne chiamato a accordare i pianoforti del Teatro Marrucino.
Insomma una lunga e bella storia che ha visto protagonista un eccezionale personaggio, non solo per quel che le sue mani sanno produrre, quando si mettono a costruire oggetti musicali e a ripararli, tra gli ultimi artigiani che sono capaci di farlo, ma anche per ciò che le sue stesse mani sanno produrre quando si mettono a suonare quegli stessi oggetti. stupende melodie che solo un profondo conoscitore della musica, da come viene generata a come viene espressa, può fare. Una vita nella musica e un seme gettato che i suoi figli, Luciano ed Antonio, hanno già raccolto portando avanti la grande impresa della Città della Musica. Alla grande tradizione, di cui Antonio resta punto di riferimento insostituibile, i due figli hanno aggiunto competenza tecnica capace di dare risposte a tutte le esigenze della musica moderna. A fare da collante, e a garanzia della solidità di quanto costruito con la Città della Musica, lo stesso amore per la musica e tutto il suo mondo. Chapeu alla grande famiglia Di Leonardo.

