Appalti e assunzioni, carte sequestrate

4 Dicembre 2015

Disastro ambientale, l’inchiesta dell’Antimafia sul depuratore si allarga: la Forestale torna nella sede legale di via Gizio

CHIETI. Poteva il Consorzio di Bonifica Centro affidare direttamente gli appalti e assumere senza concorsi? Era possibile saltare la procedura di evidenza pubblica? Si alza di livello l’inchiesta sul depuratore di Selvaiezzi, gestito dal Consorzio del presidente Roberto Roberti, finito nella bufera giudiziaria per accuse, presunte, di traffico illegale di rifiuti e disastro ambientale. Sono stati i pm dell’Antimafia dell’Aquila, David Mancini e Antonietta Picardi, a disporre il sequestro di «tutta la documentazione relativa all’affidamento a terzi di lavori, servizi e forniture».

Si tratta di una quantità enorme di carte. Gli anni finiti nel mirino della procura sono 2013, 2014 e quello in corso. I pm vogliono sapere, si legge sul decreto di sequestro, «le modalità di affidamento». Hanno chiesto alla Forestale, tornata ieri nella sede legale del Consorzio in via Gizio, «le copie dei bandi, degli atti di gara e della fatture emesse». Soprattutto «l’elenco degli affidamenti diretti e delle ditte invitate». Può diventare il fulcro dell’inchiesta su un Consorzio che, oltre a gestire il depuratore che avrebbe riversato reflui non purificati nel terreno e nel fiume Pescara, si occupa di decine di appalti sull’intera rete idrica di bonifica. Non è un caso che gli anni che interessano i pm partano dal 2013. Non è un caso perché il 16 luglio del 2013 la Regione approvò la nuova legge, la numero 19, sui Consorzi abruzzesi. Fu il centrodestra a confezionarla inserendo due “cavilli” che ora sembrano calzare a pennello per il Consorzio Centro. L’articolo 1 quater infatti dà a quest’ultimo la possibilità di trattare «acqua di scarico o di reflui di altra provenienza». Prima non era possibile, il depuratore trattava solo i reflui di Chieti. La stessa legge inoltre cancellò un articolo della precedente che faceva ricadere la responsabilità di spese antieconomiche, cioè folli, sul presidente e il direttore. Questi nuovi articoli di fatto scagionerebbero Roberti e gli altri da una buona parte delle accuse ipotizzate. Ma nel 2013 il centrosinistra, per mano dei consiglieri Pd Camillo D’Alessandro e Claudio Ruffini, riuscirono a inserire sul filo di lana una “norma morale” che obbligava il Consorzio ad adottare procedure di evidenza pubblica per la realizzazione di opere, l’acquisto di beni, il reclutamento di personale ed i conferimenti degli incarichi. Gare d’appalto e concorsi sono stati fatti? L’inchiesta sulla bomba ecologica, che ieri ha portato la Forestale a prelevare altri campioni di fanghi di depurazione nell’impianto di Selvaiezzi, è il grimaldello per passare al setaccio la gestione del Consorzio di Bonifica.