Appello a Mattarella: Vastese abbandonato

Il sindaco di Castiglione scrive al capo dello Stato: frane e strade dissestate, schiaffo a chi vuole restare
CASTIGLIONE MESSER MARINO . Un appello per il Vastese abbandonato è quello che lancia il sindaco di Castiglione Messer Marino, Felice Magnacca, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Stanco di aspettare da tre anni interventi tante volte promessi e finanziamenti (1.950.000 euro) mai arrivati, davanti ad un evidente peggioramento del dissesto idrogeologico del territorio e delle strade che conducono nell’Alto Vastese, Magnacca scrive al capo dello Stato, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, al governatore Luciano D’Alfonso e al prefetto Antonio Corona. «Abbiamo ancora una frana dall’anno 2011 al km 5 della Provinciale 152», ricordato il sindaco, «che ha ridotto notevolmente la carreggiata rendendo pericolosa la percorrenza. I fondi sono stati stanziati ma siamo ancora in attesa della gara di appalto per l’affidamento dei lavori. A questo», prosegue Magnacca, «si aggiunge che tutte le strade provinciali di collegamento tra i centri urbani presentano un manto stradale quasi inesistente, una totale assenza della segnaletica stradale e diversi punti di frana che mettono in pericolo l’incolumità dei cittadini che quotidianamente le percorrono. Le comunità dell’Alto Vastese vivono il fortissimo disagio di una strada interrotta e pericolosa che determina un isolamento, ingiusto, iniquo e senza ragioni. Con rammarico e profonda amarezza», prosegue il sindaco di Castiglione, «devo constatare l’indifferenza istituzionale rispetto alla vita, al lavoro e alle relazioni dei miei cittadini. Indifferenza che non comprendiamo bene se sia dovuta alla mancanza di qualsivoglia volontà di considerare questo pezzo d’Abruzzo come degno della cura amministrativa della Provincia o, forse peggio, ad una reale incapacità decisionale di coloro su cui grava la responsabilità delle scelte nell’interesse pubblico. Resta il dato inequivocabile e gravissimo dell’isolamento e del pericolo a cui si stanno costringendo le nostre comunità e che appare come un sonoro schiaffo al coraggio di “restare”, alle scelte di non abbandonare i luoghi dell’Abruzzo montano, alla caparbietà di non far morire luoghi, cultura, economia dei piccoli borghi, di cui tutti, senza distinzione alcuna, si riempiono la bocca nelle campagne elettorali. Denuncio, quindi, senza timore di essere contraddetto, l’abbandono dell’Alto Vastese da parte di chi è chiamato a curarne i diritti, le possibilità e le aspettative. È evidente che tutti noi siamo considerati uomini e donne privi di qualsiasi cittadinanza». (p.c.)
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