Apre il chiosco dopo 15 anni di burocrazia

Operaio di San Salvo fermato da carte bollate e divieti per un punto di ristoro davanti alla Sevel
ATESSA. La sua battaglia contro la burocrazia l’ha vinta, ma ci ha impiegato 15 anni. Tre lustri ci sono voluti, infatti, a Cristian Papa, operaio di San Salvo, per aprire un chiosco-bar davanti ai cancelli dello stabilimento Sevel di Atessa. Il primo settembre, dopo carte bollate, cause giudiziarie e false partenze, il piccolo prefabbricato davanti all’ingresso 25 ha aperto i battenti. Un’apertura in sordina, senza una vera inaugurazione, quasi a non voler sfidare ancora la sorte. É stato un calvario quello di Cristian Papa, che a 23 anni ha iniziato le pratiche per avviare l’attività, per ritrovarsi ad aprirla quasi 38enne (li compirà a novembre). «C’era la lira quando sono partito nel 1999», racconta Papa, operaio e figlio di un emigrante, «mi venne questa idea passando per caso davanti alla Sevel. Pensai che lo stabilimento era molto grande e che ci sarebbe stato bisogno di un punto di ristoro per i lavoratori». Si informa presso il Consorzio industriale se fosse prevista un’area destinata a servizi e ristorazione e inizia le pratiche per presentare la domanda. La prima concessione risale all’ottobre 2000. Qualche ritardo per ottenere la licenza dal Comune di Atessa e nel 2004 si va per la prima volta in tribunale: l’area non è più idonea per via della nuova viabilità davanti alla Sevel e il Consorzio blocca la pratica. Papa fa ricorso e il Consorzio decide di andare incontro e concede una seconda area, a 5 metri dai cancelli Sevel. «A settembre 2008 sono pronto a piazzare il prefabbricato», racconta l’operaio, «quando escono dirigenti Sevel a bloccare tutto perché era troppo vicino ai cancelli». L’ultima è un’ordinanza di decadenza della concessione da parte del Consorzio, motivata con un cambio di materiale rispetto al progetto iniziale. Prima il Tar e poi il Consiglio di Stato danno ragione al lavoratore, che perde ancora un anno e mezzo per vedersi allacciati acqua ed elettricità. «Ho consigliato al mio cliente di pagare anche i canoni concessori, malgrado il mancato utilizzo dell’area, per dare un segnale di disponibilità», spiega l’avvocato Vincenzo Mastrangelo che ha assistito Papa negli ultimi anni, «il Tar e il Consiglio di Stato hanno dato una lezione al Consorzio per l’eccessiva burocrazia. Ma il dramma è che un’attività è stata tenuta ferma per 15 anni». «É troppo quello che ho vissuto, neanche stessi aprendo uno stabilimento Bmw invece di un bar», ironizza, «dall’investimento iniziale di 150mila euro, i costi mi sono esplosi: ho lavorato negli ultimi 15 anni per pagare banche e avvocati. Non mangiavo né dormivo più, tutt’ora mi chiedo chi me lo ha fatto fare. Ma quando lunedì ho aperto ho provato gioia e soddisfazione. In tanti mi hanno fatto gli auguri e i complimenti, perché adesso sanno dove trovare un caffè o una bottiglia d’acqua. Però», conclude Papa, «15 anni della mia vita chi me li ridà?».
Stefania Sorge
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