Ari onora gli eroi della libertà

Centinaia di studenti nel paese della memoria dove i valori, quelli veri, non moriranno mai
ARI. La memoria è come il latte della mamma. Ha in sé tutti i nutrimenti, gli anticorpi, che ci rendono meno vulnerabili nelle sfide della vita. Ricordare, quindi, come esercizio di libertà, non imposto come accade nei regimi totalitari in cui è il tiranno a dettare tempi e modi, e ai compatrioti è solo data l'apparente possibilità di sventolare bandierine a comando o applaudire quando è il momento. Mercoledì ad Ari, il paese della memoria, la primavera s'imponeva in tutta la sua violenta virilità. Dal cielo azzurro liquido il sole illuminava ogni angolo del centro storico, le stradine interne e la piazza, per dissolversi nel verde della vallata fino alle campagne coltivate. Qua e là macchie bianche delle piante in fiore facevano capolino come in un quadro impressionista. Dentro questa cornice straordinaria le scolaresche di Ari, Miglianico e Giuliano Teatino, accompagnate dalla preside, Elena Marullo, insieme alle docenti, hanno dato vita ad un dipinto in movimento, un work in progress, un viaggio nella memoria, partecipato, condiviso.
I ragazzi si sono dati appuntamento alla la palestra comunale "Italo Porfilio". A fare gli onori di casa il sindaco, Marcello Salerno con tutta l'amministrazione comunale, quindi Ennio Di Francesco, presidente dell'Associazione "Emilio Alessandrini ", Domenico Marcucci, parroco di Ari e il vice sindaco di Giuliano Teatino Marialuisa Firmani. In un’atmosfera sobria e senza strombazzamenti, il sindaco ha rapito l'attenzione dei ragazzi ai quali ha parlato con parole semplici del valore della nostra Costituzione. Subito dopo tutti fuori a sfidare il sole cocente per rendere onore e omaggio a quanti hanno dato la vita per la nostra libertà.
Il primo ad essere ricordato è stato Donato Iezzi, giovane sindaco di Torino di Sangro, morto nell'adempimento del suo dovere mentre allertava chi di dovere della frana che stava travolgendo il suo paese. Articolo 54 della Costituzione, legge a voce alta un bambino: «I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore». Subito dopo è toccato a Di Francesco ricordare le ultime ore di vita dell'amico e giudice Paolo Borsellino. Le sue parole semplici e cariche di emozione hanno fatto breccia nella nei cuori delle scolaresche. Un silenzio quasi irreale, centinaia di occhi attenti tutti rivolti verso chi parlava, nessuna parola sembrava andasse perduta. Articolo 101: «La giustizia è amministrata in nome del popolo». Uno alla volta, in una lenta e struggente via Crucis, nomi, a volte dimenticati, riaffioravano lentamente come da un pozzo profondo ed era così forte l'emozione che si respirava nell'aria che sembrava che quei volti fossero presenti tra i bambini e che solo quest'ultimi erano in grado di accorgersi della loro presenza. Giovanni Falcone, Walter Tobagi, Piazza Martiri di Kabul, Marco Biagi, Franco Lattanzio, Emanuele Petri, Giovanni Giangiulli, Luigi Giugno, Ezio Tarantelli, Nicola Calipari, Martiri di Nassiriya, Domenico Stanisci, Antimo Graziano, Aldo Moro, Marino Testa, Salvo D'Acquisto, Carlo Casalegno, Guido Rossa, Alfredo Bucciante e Antonio Custra. Uomini, padri, che non sono più tornati a casa dai loro cari impegnati fino all'estremo sacrificio nell’adempimento del loro dovere. Fotogrammi imprescindibili del film della nostra storia senza i quali non andremo da nessuna parte. Quando sui volti dei bambini attenti e disciplinati cominciavano ad affiorare, oltre al rossore sulle gote, i primi segni della stanchezza il proprietario del Bar Salotto si è trasformato in un babbo Natale primaverile ed ha offerto ad ognuno un meritato gelato. Mentre Ari, il mio paese, come una gran dame, si mostrava civettuola in tutta la sua disarmante bellezza.
* regista

