Armi e droga, mafioso arrestato a Palena

Marco Barone, 35 anni, è accusato di far parte di un clan che influenzò anche le elezioni comunali nel capoluogo pugliese
PALENA. I poliziotti lo hanno arrestato a Palena, nella casa in cui si trovava ai domiciliari con il braccialetto elettronico. Marco Barone, barese di 35 anni, è stato catturato dalla squadra mobile nell’ambito di una maxi inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari, con oltre 130 indagati, che ha svelato come i clan abbiano anche influenzato le elezioni comunali del 2019. Barone è accusato di associazione di stampo mafioso nel filone d’indagine che riguarda lo spaccio di droga e la detenzione illegale di armi: da ieri è rinchiuso nel supercarcere di Lanciano.
A inguaiare il trentacinquenne ci sono non solo le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ma anche una serie di intercettazioni telefoniche. Secondo i pm, Barone faceva parte del clan Parisi-Palermiti e il sodalizio mafioso gli avrebbe garantito anche assistenza legale nel corso di alcuni periodi di detenzione, “privilegio” riservato solo a chi ricopriva un ruolo di primo piano nell’organizzazione criminale. Gli investigatori hanno accertato come l’uomo, durante i mesi trascorsi in carcere, fosse riuscito a dialogare con l’esterno: a conferma di ciò, sostiene sempre l’accusa, c’è anche il sequestro di un pizzino.
Il curriculum criminale di Barone contempla un arresto nel settembre del 2016, quando gli investigatori trovarono nella sua camera da letto una pistola calibro 7,65, con colpo in canna e pronta a fare fuoco, oltre a un caricatore. L’arma era custodita assieme a un giubbotto antiproiettile, circostanza che indusse gli inquirenti a ipotizzare: «Il pregiudicato era pronto a sparare». Durante il blitz fu sequestrato anche un chilo di marijuana, di cui l’indagato cercò di disfarsi lanciandolo dalla finestra e gettandolo nel water. Nell’aprile 2017 Barone finì di nuovo in manette: i poliziotti scoprirono nella sua abitazione nel centro di Bari, dove si trovava ai domiciliari, un revolver calibro 357 magnum di fabbricazione russa – privo di matricola – con ancora 6 proiettili nel tamburo e 35 involucri in cellophane trasparente contenenti complessivamente oltre 45 grammi di marijuana.
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