Arrestate a Primark 3 giovani ladre di vestiti

Sono di origini marocchine, vivono a Silvi e hanno tra 19 e 30 anni. Denunciata una quarta ragazza
CHIETI. Rubano un po’ di tutto al negozio Primark del centro commerciale Megalò: dalle camicie ai reggiseni, dalle felpe alle magliette, dai leggings agli articoli natalizi, passando per trucchi e calzini, in totale 1.400 euro di roba. Ma vengono bloccate dalla polizia prima della fuga in auto. Tre giovani ladre, di origini marocchine e domiciliate a Silvi, sono state arrestate dalla squadra volante di Chieti nella flagranza del reato di furto aggravato: si tratta di Najma Jendoubi, 19 anni, Imane Bouazzi (30) e Bouchra Bouzadi (27), tutte incensurate. Il giudice Maurizio Sacco, su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani (pm d’aula Natascia Troiano), ha convalidato gli arresti. Dopo l’udienza, le indagate – difese dall’avvocato Rocco Di Sipio – sono tornate in libertà in attesa del processo che si terrà il prossimo 27 febbraio.
LA RICOSTRUZIONE
Nel primo pomeriggio di giovedì, Bouazzi e Bouzadi cercano di eludere la sorveglianza e oltrepassano la barriera del negozio con numerose borse che contengono la refurtiva, principalmente capi d’abbigliamento e accessori. Ma una guardia giurata si accorge del furto e le raggiunge nelle galleria commerciale, scoprendo che hanno portato via merce del valore di 180 euro. A questo punto, parte la chiamata al 113 e arrivano sul posto le volanti. Perquisendo Bouzadi, gli agenti le trovano in una tasca dei pantaloni le chiavi di un’automobile con un’etichetta che indica il modello e il numero di targa. Subito dopo, i poliziotti individuano la macchina, intestata a una società, nel parcheggio del centro commerciale. Davanti al veicolo c’è una terza ragazza, Jendoubi: ai suoi piedi, sull’asfalto, tre buste che contengono altra merce rubata. La banda è composta anche da una quarta giovane che, poco dopo, arriva nel parcheggio: nei suoi confronti scatta una denuncia a piede libero.
L’UDIENZA
Ieri, in tribunale, Bouazzi e Bouzadi hanno risposto alle domande del giudice, accollandosi la responsabilità e affermando che la loro amica non c’entra nulla. (g.let.)

