Arrestato per l’auto bruciata a una donna
San Salvo. Minacce ed estorsioni dietro una vicenda di debiti insoluti. L’autore incastrato dalle telecamere
SAN SALVO. Presunti debiti insoluti, minacce e danneggiamenti. C’è questo e molto alto dietro la vicenda che venerdì ha portato all’arresto di C.S., 61 anni, albanese da tempo residente a San Salvo e già noto alla forze dell’ordine. A disporre la custodia cautelare in carcere è stato il gip del tribunale di Vasto, Fabrizio Pasquale, in accoglimento della richiesta della Procura.
L’esecuzione dell’ordinanza da parte dei carabinieri è l’epilogo di una lunga e delicata indagine cominciata il 20 gennaio 2018 con l’incendio di un’autovettura Audi A 6 parcheggiata a San Salvo in via Liquirizia. L’auto era intestata a una romena. L’origine del rogo non lasciava dubbi: atto doloso. La vittima convocata in caserma, dopo una iniziale reticenza, ha raccontato il suo dramma. La donna ha raccontato ai militari di essere vittima di richieste sempre più pressanti a causa di un debito contratto dal defunto marito un anno prima. «Le indagini», racconta il maggiore dei carabinieri Amedeo Consales, comandante della Compagnia di Vasto, «hanno raccontato la pressione delle richieste fatte dall’albanese. Richieste e minacce che hanno ingenerato nella donna e nei suoi familiari il serio timore che fosse a rischio la propria incolumità». Nel corso delle intercettazioni sono stati registrate altre minacce seguite da danneggiamenti, ma anche aggressioni fisiche. Il gip, dopo aver valutato attentamente i risultati dell’attività investigativa coordinata dalla Procura, ha ritenuto di dover applicare la misura cautelare. Pasquale ha contestato all’indagato i reati di estorsione continuata e danneggiamento seguito da incendio.
Violenze e richieste di denaro iniziate a giugno 2016. Durante l’arresto i carabinieri hanno perquisito la casa dell’indagato ritrovando una ricca documentazione che conferma l’ipotesi accusatoria e ha spinto gli investigatori a fare ulteriori approfondimenti. «Non escludiamo», dice il maggiore Consales, «il coinvolgimento di altre persone o altre vittime della condotta estorsiva. Motivo per il quale le indagini proseguono».
Una grande alleata degli investigatori si è rivelata la videosorveglianza comunale, ma anche le telecamere accese dai privati che hanno dato la possibilità di immortalare, senza margini di dubbio, il passaggio dell’indagato in orari e luoghi perfettamente compatibili con l’incendio della autovettura. Ieri l’uomo è stato ascoltato in carcere alla presenza dei suoi legali, gli avvocati Arnaldo e Francesco Tascione. (p.c.)
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