Arresto bis per il preside Rosato: sesso a pagamento con un 16enne

11 Ottobre 2020

L’accusa: ogni volta sborsava tra i 20 e i 50 euro, i rapporti in auto o in un appartamento fronte mare Il giudice: «Totale assenza di scrupoli e incapacità di controllare gli impulsi». Ma lui si dice innocente

CHIETI. Sesso a pagamento con un ragazzino di 16 anni. È l’accusa con cui è scattato l’arresto bis per Marcello Rosato, il preside lancianese di 48 anni, già ai domiciliari, all’epoca dei fatti in servizio in due scuole della sua città: stavolta il reato contestato, dopo le indagini dei poliziotti della squadra mobile di Chieti, è quello di prostituzione minorile, di competenza del tribunale dell’Aquila. La vittima non frequentava gli istituti in cui insegnava l’indagato, ora sospeso dal servizio.
I comportamenti del docente, finito in manette lo scorso giugno per atti sessuali su un alunno «con abuso di potere», evidenziano «la totale assenza di scrupoli e di freni inibitori e l’incapacità di reprimere i propri istinti sessuali», scrive il giudice Baldovino de Sensi nell’ordinanza con cui dispone i domiciliari. Il pubblico ministero Guido Cocco aveva chiesto il carcere. L’inchiesta degli investigatori coordinati dal vice questore aggiunto Miriam D’Anastasio è nata analizzando i cellulari sequestrati al preside al momento del primo arresto. È così emerso che l’indagato ha avuto «circa 10» appuntamenti con il minorenne tra il 3 febbraio e il 6 marzo del 2020. In occasione del primo rapporto sessuale, in macchina, una Peugeot bianca, gli ha consegnato 50 euro. Le volte successive, invece, gli incontri sono avvenuti nell’appartamento del preside fronte mare, a San Vito Chietino: in alcune circostanze Rosato ha pagato in contanti, mentre in altre ha promesso di compensare il ragazzino con ricariche su carta Postepay (a lui in uso ma intestata alla madre). Ricariche che, come accertato dalla seconda sezione diretta dall’ispettore superiore Nicola Di Nicola, sono state poi effettuate cinque volte per importi che variano da 20 a 50 euro. Secondo il giudice, sono evidenti «i gravi indizi di colpevolezza». In primis, c’è la testimonianza della vittima, ascoltata in questura. «Ho conosciuto Marcello attraverso la chat Grindr», ha raccontato il ragazzino. «Dopo alcuni messaggi, ci siamo scambiati i numeri di telefono e abbiamo continuato a parlare su Whatsapp. Da subito Marcello mi chiedeva delle prestazioni sessuali e mi indicava le somme di denaro che mi avrebbe poi elargito a incontro avvenuto». E ancora: «Dopo i primi incontri nel paese in cui vivo, Marcello mi è venuto a prendere con la sua auto e mi ha portato in una sua casa di San Vito. Voglio precisare che non sono mai stato costretto a subire gli atti sessuali, ma è stata una mia libera scelta. Da ultimo, non intendo denunciare Rosato». La narrazione della vittima – sottolinea sempre il giudice – ha trovato «preciso riscontro» nelle chat ricostruite dall’informatico Davide Ortolano, nominato consulente tecnico dalla procura.
Non solo: nell’agenda sequestrata all’indagato sono stati annotati, «oltre ad incontri di natura sessuale con maggiorenni e minorenni», anche gli appuntamenti con il 16enne. Secondo il giudice, è concreto il rischio di reiterazione del reato perché Rosato «non riesce a frenare le proprie pulsioni sessuali che cerca di soddisfare con ogni mezzo, sia abusando delle proprie funzioni pubbliche di dirigente scolastico, sia pagando per le prestazioni sessuali da parte di minori. I reati contestati sono stati facilitati soprattutto dall’utilizzo di comunità social a sfondo sessuale». Dice l’avvocato Alessandro Troilo, difensore di Rosato: «Continuo a credere nella totale innocenza del mio assistito. Mi sembra strano che questo caso esca adesso».
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