Arriva il braccialetto elettronico per le vittime di violenze in casa

2 Settembre 2020

Vasto. Se l’indagato si avvicinerà alla madre maltrattata, scatterà l’allarme collegato con i carabinieri La decisione del presidente del tribunale: «Così è possibile difendere in modo efficace le parti offese» 

VASTO. Dopo tre mesi di carcere per estorsione continuata alla madre, a inizio settimana è tornato libero. Il presidente del tribunale di Vasto, Bruno Giangiacomo, ha infatti accolto la richiesta dell’avvocato Raffaele Giacomucci, difensore di M.A., 39 anni, disoccupato. L’uomo però non potrà tornare a vivere con i genitori. Al contrario, d’ora in poi dovrà fare molta attenzione a non avvicinarsi alla madre. Giangiacomo ha deciso di concedere all'indagato la remissione in libertà con il monitoraggio dei suoi spostamenti. Ma anche la madre, ossia la parte lesa, avrà il braccialetto elettronico. Qualora M.A. dovesse avvicinarsi a meno di 300 metri dalla donna, scatterà l’allarme collegato con la caserma dei carabinieri. «La decisione è stata presa», dice il presidente Giangiacomo, «dopo aver ottenuto il parere favorevole della vittima. La donna non si è opposta. L’applicazione del braccialetto ci consente di proteggerla e assisterla subito in caso di bisogno», spiega il giudice. Il prossimo 15 settembre M.A. comparirà davanti al tribunale per essere giudicato.
L’ordinanza della misura cautelare per M.A. era stata firmata nel mese di maggio dal gip Anna Rosa Capuozzo su richiesta della Procura. I carabinieri bussarono alla porta della casa in cui M.A. viveva con i genitori. Per i due anziani, furono momenti terribili. Erano stati loro a denunciare quello che accadeva fra le mura domestiche. Lo avevano fatto per difendersi, ma anche per salvare il figlio sprofondato in una depressione che lo aveva trascinato nel vortice dell’alcol. Sempre più spesso, infatti, l’uomo diventava estremamente irascibile e violento anche nei loro confronti. La madre, in particolare, era diventata la vittima della furia irrazionale del 39enne. Nel chiedere aiuto ai carabinieri la donna ha chiesto per il figlio cure appropriate. Chi conosce M.A. punta il dito contro l’alcol. Ogni giorno l’uomo pretendeva dalla famiglia da 20 a 30 euro per comprare alcool e sigarette. Se i genitori, che vivono con una piccola pensione, non erano in grado di soddisfare le richieste del figlio, lui cominciava a minacciarli e a picchiarli. Nel periodo del lockdown la situazione era peggiorata moltissimo. Non avendo più soldi da dare al figlio, i genitori vivevano ormai nel terrore. Alla fine, disperati, hanno deciso di chiedere aiuto ai carabinieri. L'anziana madre ha raccontato tutto fra le lacrime ai militari dell’Arma, che hanno riferito l’inferno vissuto dalla coppia all’autorità giudiziaria. La Procura, senza indugio, vista la gravità della situazione, per evitare tragedie, ha chiesto al gip la misura cautelare in carcere per il 39enne. Per più di tre mesi l'uomo è rimasto in cella. Lo scorso weekend è iniziato per lui il processo. Il difensore ha presentato una richiesta di rinvio e, contestualmente, sollecitato la remissione in libertà dell’imputato.
A quel punto, il presidente del tribunale Giangiacomo ha pensato di adottare una misura che consentisse di curare fuori dal carcere l’imputato, proteggendo però la vittima. Prima di decidere il magistrato ha parlato con la donna, combattuta fra l'amore materno e la paura di nuove aggressioni. E lei ha dato il suo consenso. Il braccialetto elettronico per le vittime di stalking o violenza domestica è diffuso in Svizzera, dove il Consiglio federale ha ritenuto l'oggetto una efficace strumento di protezione. «Con il braccialetto elettronico a vittima e aggressore», dice Giangiacomo, «quest’ultimo deve rispettare veramente il divieto di avvicinamento e l’interdizione ad accedere ad un’area vicina alla vittima». Il provvedimento potrebbe essere esteso ai tanti casi di violenza domestica registrati nel Vastese.
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