Ascensore rotto da mesi Disabili prigionieri in casa

2 Marzo 2017

La protesta degli abitanti della palazzina Ater di via D’Orazio al civico 125 C Tra rifiuti e infiltrazioni di acqua, sfondate le porte del vano contatori

CHIETI. «Siamo chiusi in casa come agli arresti domiciliari». Questo il grido di protesta che si alza dalla palazzina popolare dell’Ater di via D’Orazio 125 C, zona Filippone. L’ascensore non funziona da almeno due mesi, e nel palazzo abitano dieci famiglie e cinque invalidi. Di cui uno costretto a muoversi con la carrozzina, mentre altri sono affetti da problemi asmatici e hanno dovuto anche affrontare operazioni ai polmoni. A parlare sono i coniugi Di Filippo, che abitano al secondo piano.

«L’Ater non provvede alle riparazioni. Nel frattempo non possiamo uscire, perché abbiamo difficoltà a camminare e a fare le scale». Non è difficile immaginare l’isolamento delle dieci famiglie nel periodo dell’emergenza neve: «L’ascensore non funziona da gennaio, e quando ci sono state le bufere siamo rimasti chiusi in casa. Anche se abbiamo bisogno di recarci periodicamente all’ospedale per sottoporci a controlli. Ho provato più volte, per necessità, a scendere e salire a piedi le scale del palazzo. Ma l’asma purtroppo non mi permette di camminare», sbotta la moglie di Dante Di Filippo.

«Durante l’emergenza maltempo la luce è andata via per tre giorni. E qui abita anche una non vedente», continua. Criticità ancora irrisolte di cui spiega le ragioni il signor Dante, che ha settantatré anni: «Hanno sfondato la porta al pianterreno, da cui è possibile accedere allo scantinato dove si trovano dei contatori. Lì, oltre ad esserci rifiuti abbandonati, c’è un’infiltrazione d’acqua che ha compromesso il funzionamento del freno motore dell’ascensore». Proprio in quel punto, spiega sempre il 73enne «c’è una fonte d’acqua sorgiva».

E continua: «Abbiamo riparato una porta a nostre spese. Ma è inutile: a piano terra entra ed esce chi vuole». Non sono funzionanti neppure i pali esterni della luce, che si trovano di fronte al 125 C.

«Più volte l’Ater ha staccato la luce, probabilmente perché non aveva i soldi per pagare» continua il signor Dante, «e l’azienda che si dovrebbe occupare delle pulizie del condominio non viene mai. Anche se noi dobbiamo pagare lo stesso il servizio».

Non finisce qui: «Le spese condominiali, poi, le devo pagare in contanti, perché i soldi li viene a prendere l’amministratore di persona. Anche se ho chiesto più volte di inviare bollettini postali per effettuare i pagamenti», dice sempre il 73enne.

Che aggiunge: «È un peccato che questi palazzi vengano trattati così. Anche perché, in questo caso, le strutture sono state costruite a regola d’arte». E ricorda anche la cura che i coniugi mettono nel mantenimento degli appartamenti in cui abitano: «Abbiamo avuto delle infiltrazioni in casa e una nel sottotetto, che è scesa lungo il muro di un magazzino. A parte questo, ci teniamo a mantenere tutte le condizioni igieniche necessarie».

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