Ascensori rotti da mesi: una vergogna

21 Luglio 2015

Tribunali penale e civile vietati a disabili e anziani. Tocca al Comune riparare i guasti ma il problema viene ignorato

CHIETI. Il testimone che cammina con le stampelle non può salire nell’aula d’udienza; l’avvocatessa che vive in carrozzella è costretta ad aspettare che qualche anima pia le porti a piano terra gli atti da firmare; l’anziano che soffre d’asma che rinuncia a salire al quarto piano rischiando di essere multato. Di casi come questi ne accadono decine al giorno. Ma la vergogna degli ascensori rotti da mesi resta. Siamo nei tribunali penale e civile di Chieti, entrambi vietati ai disabili e agli anziani. L’ascensore del penale ha un cartello con la scritta “fuori servizio” a pian terreno. E’ così da settimane. Le udienze si tengono al secondo piano (nell’aula Michetti) e al quarto (aula Matteotti) irraggiungibili da chi non riesce a salire due rampe di scale, nel primo caso, e quattro nel secondo. Ma la situazione è peggiore al tribunale Civile dove, da due mesi, per salire fino all’ultimo piano occorre fare una scalata di rampe. In questo caso peraltro non c’è neppure il cartello ad indicare che l’ascensore e fuori servizio. Così ti volti e vedi la prima di una lunga serie di rampe di scale da affrontare per salire dai vari giudici, come Nicola Valletta, Alberto Iachini Bellisarii e Camillo Romandini che ha la stanza in cima a tutte.

Chi ha fiato e muscoli buoni non ha problemi. Agli altri auguriamo buona fortuna. Ma c’è poco da ironizzare quando ai piedi di quella prima rampa incontri un disabile o un anziano. Da mesi subiscono un danno. Di chi è la colpa?

La risposta è semplice. La dà un giudice. L’ordinaria manutenzione è demandata al Comune almeno fino a settembre quando ciascun tribunale godrà di una propria autonomia gestionale. Ma ciò non vuol dire che fino a settembre gli ascensori dei due tribunali debbono restare fuoriuso. Se i guasti si fossero verificati prima delle votazioni forse oggi non staremmo a scrivere questo articolo indirizzato al sindaco Umberto Di Primio che di professione fa l’avvocato come molti assessori della sua giunta. In altre parole non c’è alibi che tenga.