Asili nido, il Comune blocca le iscrizioni

L’amministrazione va avanti con la privatizzazione per incassare 1,3 milioni, ma ci sono solo 5 mesi per affidare le strutture
CHIETI. Il Comune va avanti con la privatizzazione degli asili nido. Le proteste dei genitori non fermano l’amministrazione Di Primio che ha bloccato già le iscrizioni ai nidi: anche se mancano soltanto 5 mesi al nuovo anno scolastico, l’obiettivo del Comune resta quello di affidare ai privati il più in fretta possibile i 4 asili già avviati (Pollicino, Peter Pan, Il riccio e la volpe e La coccinella) e il nido di piazza Carafa (Bamby) che dovrebbe essere pronto entro settembre. L’amministrazione ha bisogno di soldi freschi per rispondere ai richiami della Corte dei conti e la stima dice che, dalla privatizzazione dei nidi, si potrebbero incassare 1,3 milioni di euro.
«UNA NECESSITÀ». A mettere per iscritto che la privatizzazione degli asili di Chieti è «una necessità» a causa dei conti in rosso del Comune è un documento di 109 pagine arrivato in giunta e già approvato dal sindaco Umberto Di Primio e dai suoi assessori. Un documento che, a pagina 84, parla improvvisamente del Comune di Senago in Lombardia come se ci fosse stato un copia e incolla. Ora, la maxi relazione che detta i piani del Comune fino al 2020 dovrà passare in consiglio comunale: entro poche settimane sarà convocata la seduta. E non è scontato che in maggioranza siano tutti d’accordo: il primo a dirsi «contrario» è il consigliere di Forza Italia Maurizio Costa. «Da mesi», dice, «la commissione Statuto sta lavorando sulla possibilità di dare in gestione i nidi alla partecipata comunale Chieti Solidale. Non sono d’accordo con la privatizzazione dei nidi che non aiuta le famiglie».
NON SOLO ASILI. Ma il documento fotografa un Comune indebitato – il buco dell’anticipazione di cassa segnalato dalla Corte dei conti si aggira intorno agli 11 milioni di euro – e costretto a «procedere con un generale processo di razionalizzazione e/o riduzione della spesa». La privatizzazione dei nidi è soltanto il primo passo: gli altri sono la privatizzazione del servizio scuolabus, l’«esternalizzazione» della piscina comunale affidata fino al 31 agosto prossimo alla Teateservizi, «contenimento della spesa» per il cimitero e per il personale, «piano di vendite» delle case popolari comunali, «recupero dell’evasione tributaria» e «affidamento» all’Agenzia delle Entrate della riscossione degli affitti degli immobili comunali e degli impianti sportivi, «introduzione» della tassa di soggiorno e «attivazione della sosta a pagamento» nel parcheggio comunale del Megalò (859 posti) e anche in altre aree.
CORTE DEI CONTI. La relazione spiega perché l’amministrazione vuole cedere gli asili ai privati: «In questi anni, le limitate capacità assunzionali, le difficoltà a erogare un servizio sempre più qualificato e le ridotte e limitate risorse finanziarie impongono una rivisitazione della spesa nonché una loro diversa organizzazione». Secondo il documento, dare il servizio ai privati sarebbe l’unico modo per tenere aperti gli asili che accolgono circa 150 bambini, dai tre mesi ai tre anni. Il documento dice che la privatizzazione avrebbe 5 vantaggi: «Rispondere in modo più efficace all’esigenze dell’utenza e del Comune; migliorare le performance operative complessive del servizio; ridurre i costi diretti a carico del Comune stante l’oggettiva contrazione della capacità di spesa corrente; conservare in capo al Comune i poteri di orientamento, definizione e controllo delle tariffe e supporto alle famiglie con basso reddito; controllo sulla qualità delle prestazioni». Ma, a pagina 82, il documento svela che la privatizzazione dei nidi non si può evitare perché quel milione e 300mila euro serve a ripianare il buco certificato dalla Corte dei conti.
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