Asilo nido da affidare ai privati Il Comune: 10 giorni per decidere

11 Maggio 2022

Ferrara conferma ai sindacati il rischio di dover esternalizzare l’unica struttura pubblica rimasta in città Rucci (Cgil): cedere la struttura significherebbe rinunciare alla qualità e a un investimento per il futuro

CHIETI. Dieci giorni per decidere se l’unico asilo nido rimasto in attività in città potrà continuare a restare pubblico oppure dovrà essere affidato al privato. È quanto il sindaco Diego Ferrara ha detto al segretario della Fp Cgil Chieti Giuseppe Rucci che, lunedì pomeriggio, ha tenuto un’assemblea pubblica all’asilo nido “Il riccio e la volpe” di via Amiterno, allarmato per le notizie di esternalizzazione della struttura. Notizie che il sindaco, poche ore prima dell’assemblea, ha confermato, con l’aggiunta però della volontà dell’amministrazione di tentare di tutto per mantenere a gestione comunale il nido. All'incontro con il sindacalista Cgil erano presenti anche l'assessore Enrico Raimondi e il presidente del consiglio comunale Luigi Febo. Mentre il nuovo nido appena realizzato al quartiere Levante verrà aperto direttamente con la gestione ai privati, per quello di via Amiterno, dunque, i prossimi giorni saranno quelli decisivi. I conti comunali sono da tempo sotto stretta osservazione della Corte dei conti.
Sarà la stessa Corte dei conti, insieme al ministero, a dare il via libera al piano di riequilibrio presentato dall’amministrazione che, dunque, sul piano della spesa pubblica cammina su un terreno minato. Nonostante questo, l’amministrazione non vuole affidare ai privati il nido di via Amiterno e sgravarsi della spesa, reinternalizzando il personale. Lo stesso personale, dopo anni di lavoro con i bambini, sarebbe certamente sacrificato se costretto ad altre mansioni. Sono motivazioni che pesano sul piatto della bilancia delle decisioni da prendere sul futuro della struttura. La situazione economica e finanziaria del Comune, però, è sempre più precaria. L’incognita sul futuro della società pubblica Teateservizi – di cui la Procura ha chiesto il fallimento – pesa come un macigno. Ci sono poi le transazioni con i grandi creditori dell'ente (Aca, Consorzio di bonifica, Banca Farmafactoring e Dego) che vanno rispettate strettamente, altrimenti saltano gli accordi. «Continuiamo a ritenere», dice Rucci, «che la discontinuità, rispetto al recente passato, debba considerare questo servizio non come un peso finanziario oneroso ma, come un investimento sul futuro del servizio integrato 0-6, esattamente come indicato nel decreto 65 della Buona Scuola. Una progettualità che potrebbe diventare un volano, con il coinvolgimento degli istituti comprensivi, per la realizzazione di una rete territoriale dei servizi educativi di qualità».
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