Asl, 100 infermieri in causa

Chiedono il pagamento del tempo necessario a indossare la divisa e gli arretrati
CHIETI. Quasi cento infermieri in causa contro la Asl di Chieti per la «vestizione» della divisa da lavoro. Trentotto infermieri del Santissima Annunziata si presenteranno in tribunale, il prossimo 2 novembre, per chiedere al giudice del Lavoro di «dichiarare che il tempo occorrente per la vestizione e la svestizione è pari a 10 minuti prima e dopo ogni turno oltre il normale orario di lavoro». Venti minuti che gli infermieri non vogliono più regalare: «Il tempo necessario va considerato come orario effettivo di lavoro», dice l’istanza dei ricorrenti. Per questo, gli infermieri chiedono «il diritto alla retribuzione del tempo impiegato» per indossare e togliere il camice. Stessa richiesta arriva anche da 46 infermieri del San Pio di Vasto.
Gli arretrati. Si apre così un doppio contenzioso che potrebbe rivelarsi una stangata per la Asl: gli infermieri chiedono il pagamento dei 20 minuti non solo per il futuro ma anche «a far data dall’insorgenza del diritto, oltre interessi e rivalutazione»: significa anni e anni di arretrati.
La Asl dice no. La Asl non vuole accogliere la richiesta degli infermieri e si costituirà in giudizio, sia a Chieti che a Vasto: per la causa teatina, il direttore generale Pasquale Flacco ha affidato già l’incarico della difesa all’avvocato Luca Di Lazzaro, professionista che ha già seguito casi simili. La Asl non vuole cedere agli infermieri neanche un minuto e neanche un euro: il documento mette per iscritto la necessità di «costituirsi in giudizio per resistere e contestare in toto le pretese dedotte».
I precedenti. Non è la prima volta che la Asl viene portata in tribunale dagli infermieri per vedersi riconosciuto il pagamento delle somme relative al tempo di vestizione e dismissione degli indumenti da lavoro e il tempo del passaggio di consegne. E sono arrivate già sentenze che hanno riconosciuto i 20 minuti agli infermieri. L’ultima è del tribunale di Pescara: la Asl di Pescara dovrà pagare a 265 infermieri iscritti alla Uil il tempo impiegato per indossare o dismettere la divisa negli ultimi 5 anni. Nella sentenza si mette in evidenza che gli infermieri devono essere in reparto per l’orario previsto per l’inizio del turno con la divisa già indossata: non potendo vestire la divisa se non cambiandosi nei locali della Asl, l’orario di lavoro risulta, in realtà, anticipato rispetto a quello di cui viene fatto decorrere dalla Asl. La stessa cosa vale per le consegne che il personale riceve e dà prima o dopo il proprio turno: si tratta, per il giudice, di adempimenti «necessariamente connessi allo svolgimento delle prestazioni lavorative e perciò riferibili ai tempi di effettiva prestazione del lavoro, e come tali retribuibili». Al momento, sostiene il giudice, il tempo dedicato a vestirsi e svestirsi «non risulta essere stato adeguatamente retribuito».
«Non è pausa». Anche un’altra sentenza del tribunale di Vasto, accogliendo il ricorso di 45 infermieri, ha disposto che il tempo impiegato per indossare e togliere la divisa non può essere inquadrato come «pausa», ma rientra a tutti gli effetti nell’orario di lavoro. E in quanto tale deve essere retribuito. A farsi promotore delle istanze dei 45 dipendenti è stato il sindacato Fsi-Usae, nella persona del segretario territoriale di Chieti, Raffaello Villani. (p.l.)
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