Asl, Capocasa resta sospesa Il Riesame respinge il ricorso

5 Gennaio 2021

È indagata per l’acquisto di un cuore artificiale senza appalto: stop all’incarico per un anno E i giudici confermano i gravi indizi di colpevolezza anche per gli imprenditori Pellecchia e Mosca

CHIETI. Giulietta Capocasa resta sospesa per un anno dall’incarico di direttore amministrativo della Asl Lanciano Vasto Chieti. Il tribunale del Riesame dell’Aquila ha respinto il ricorso presentato dall’indagata, accusata di abuso d’ufficio per l’acquisto di un cuore artificiale senza gara d’appalto. Resta dunque valida la misura disposta dal giudice Luca De Ninis, su richiesta del sostituto procuratore Giancarlo Ciani, a seguito delle indagini della guardia di finanza di Chieti coordinata dal colonnello Serafino Fiore e dal capitano Giuseppe Laganà. Le motivazioni della decisione verranno depositate entro 45 giorni. La vicenda di Capocasa si inserisce nella complessa inchiesta che ha svelato, secondo l’accusa, un sistema di corruzione in cui valvole e protesi cardiache venivano comprate senza bando a un prezzo doppio rispetto a quello di mercato e i dispositivi medici erano dissipati di proposito per fare lievitare i guadagni delle imprese fornitrici. Il personaggio principale dell’inchiesta con 8 indagati è il professor Gabriele Di Giammarco, all’epoca dei fatti primario della Cardiochirurgia dell’ospedale, agli arresti domiciliari dal 27 ottobre scorso.
LE ACCUSE ALLA CAPOCASA Secondo il giudice per le indagini preliminari De Ninis, Capocasa deve restare per 12 mesi lontana dalla Asl perché «assume scelte sulla base di relazioni e interessi personali, nel più completo spregio dell’interesse pubblico». La sua sospensione è dunque considerata una necessaria «cautela di difesa sociale, configurandosi come attuale, concreto e intensissimo il pericolo che soggetti che hanno dimostrato di aver abdicato all’esercizio delle proprie prerogative di cura dell’interesse pubblico tornino a commettere delitti analoghi non appena se ne presenterà una nuova occasione, o la necessità di provvedere all’acquisizione di nuovi prodotti o di prorogare ulteriormente la fornitura di quelli acquistati senza gara. L’approccio contestato appare infatti sistemico e verosimilmente concerne tutti o gran parte degli approvvigionamenti del policlinico di Chieti, se non anche degli approvvigionamenti dell’intera Asl». I giudici aquilani hanno dunque condiviso la tesi del gip di Chieti.
GLI IMPRENDITORI Nel frattempo, sono state depositate le motivazioni che hanno spinto il tribunale del Riesame a rimettere in libertà gli imprenditori coinvolti nell’inchiesta, il teramano Domenico Pellecchia e il maceratese Maurizio Mosca, inizialmente agli arresti domiciliari con l’accusa di corruzione. In entrambi i casi, i giudici aquilani condividono le valutazioni del gip di Chieti sui «gravi indizi di colpevolezza» a carico dei due imprenditori indagati.
LE REGALIE Nel dettaglio, Mosca avrebbe corrotto Di Giammarco pagandogli arredi del valore di oltre 27mila euro per lo studio in ospedale, un soggiorno a Lisbona di quattro giorni, comprensivo di biglietto aereo, sistemazione alberghiera e spese sostenute in loco, e una valigia in pelle. Pellecchia, invece, avrebbe pagato all’allora primario un viaggio a Cuba e «costose» cene e gli avrebbe messo a disposizione, a titolo gratuito, un posto barca nel porto di Pescara. Ma Mosca e Pellecchia sono tornati liberi perché il tribunale del Riesame ha evidenziato un «difetto di motivazione in punto di sussistenza delle esigenze cautelari».
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