Chieti

Asl, il dg Schael voleva punire la responsabile della farmacia che raccontò la verità al Nas

14 Ottobre 2026

Chieti, medicinali salvavita negati: il retroscena. Il manager ha chiesto una sanzione disciplinare per la dottoressa Matera. Ma il procedimento si è chiuso con l’archiviazione delle paradossali accuse

CHIETI. Il torto imperdonabile di Concetta Matera è stato quello di raccontare la verità. In un Paese troppo spesso rassegnato alle mezze frasi e ai silenzi strategici, la responsabile della farmacia ospedaliera di Chieti ha commesso un affronto: rispondere con un’onestà sfacciata a una domanda. Quando i carabinieri del Nas hanno bussato alla sua porta per capire i motivi dietro ai medicinali salvavita negati o consegnati in ritardo ai pazienti, lei ha semplicemente descritto la realtà dei fatti. Una sincerità che ha immediatamente scatenato l’ira dei vertici della Asl teatina, pronti a punirla.

Questa è la storia di un’amministrazione pubblica che si è chiusa a riccio non appena qualcuno ne ha svelato gli ingranaggi inceppati. Concetta Matera ha compiuto il gesto più eversivo immaginabile in un contesto del genere: ha usato parole semplici. Ha fotografato i banconi svuotati, le lunghe attese, le facce angosciate di chi si vede negare un farmaco vitale nei rivoli di un bilancio da far quadrare a tutti i costi.

La vicenda emerge dalle carte dell’inchiesta coordinata dal procuratore capo Giampiero Di Florio. Sotto accusa, come raccontato ieri dal Centro, sono finiti Thomas Schael, all’epoca dei fatti direttore generale della Asl Lanciano Vasto Chieti, Giampaolo Grippa, ex direttore amministrativo, e Flavia Simonetta Pirola, allora direttrice sanitaria. Tutti devono rispondere dell’accusa di interruzione di un servizio di pubblica necessità. Al centro del ciclone si è ritrovata proprio la dottoressa Matera, trascinata in un procedimento disciplinare che alla fine si è sgonfiato in un nulla di fatto, confermando la limpidezza del suo operato.

Per comprendere la genesi di questa sorta di caccia alle streghe bisogna riavvolgere il nastro fino al 28 gennaio 2025. I militari del Nucleo antisofisticazioni e sanità fanno un’ispezione nella farmacia ospedaliera dopo una serie di segnalazioni disperate, arrivate direttamente dai pazienti lasciati senza cure. I carabinieri chiedono alla dottoressa Matera di «fornire una relazione sulla mancata e/o parziale dispensazione diretta di farmaci e dispositivi», ovvero tutto quel materiale cruciale che viene affidato ai malati o ai loro familiari al termine del ricovero, per garantire la prosecuzione delle terapie a casa.

Due giorni di tempo. Quarantotto ore in cui la responsabile della farmacia formula una risposta tanto essenziale quanto esplosiva. Mette nero su bianco ciò che accade quotidianamente in quegli uffici. Riferisce: «Lo scrivente servizio, ai sensi dell’articolo 54 del codice penale (stato di necessità), al fine di erogare i farmaci in distribuzione diretta esclusiva assicurando la continuità e l’aderenza terapeutica in situazione di assenza di idoneo finanziamento economico e in assenza di procedura aziendale, ha dovuto fare ricorso, per alcune tipologie di farmaci, all’erogazione della terapia in misura inferiore a quella contenuta nell’intera confezione». La necessità di ridurre le dosi, pur di non lasciare nessuno completamente sprovvisto, diventa la prova lampante di scelte aziendali che si ripercuotono sui pazienti.

La lettera viene inviata ai carabinieri e, per conoscenza, anche alle direzioni generale, sanitaria e amministrativa. La reazione del vertice aziendale è fulminea e assomiglia a un attacco di panico burocratico. Lo stesso giorno, Thomas Schael impugna la penna e decide di scrivere direttamente al Nas, «ancorché non direttamente interpellato», come sottolineano gli stessi investigatori. Schael fornisce una giustificazione che il tempo, le testimonianze e le indagini si incaricheranno poi di smontare brutalmente pezzo per pezzo.

Il direttore generale fa un passo ulteriore. Invia una durissima segnalazione all’Ufficio procedimenti disciplinari per denunciare a carico della Matera «una presunta condotta illecita e/o comunque non conforme agli obblighi normativi e contrattuali che, se accertata, sarebbe passibile di sanzione disciplinare».

L’incredibile cortocircuito è servito. La dirigente si ritrova con il dito puntato contro dai propri stessi superiori, colpevole unicamente di aver fornito spiegazioni cristalline. Chiarimenti che la procura giudicherà in seguito come la plastica dimostrazione di una verità innegabile: le terapie salvavita interrotte o dispensate con il contagocce sono la conseguenza diretta della decisione assunta da Schael, Grippa e Pirola di tagliare la spesa farmaceutica nel capitolo dedicato ai medicinali in dispensazione diretta.

L’azienda sostiene che la farmacista debba essere punita poiché le sue affermazioni «si palesano del tutto improvvide, inopportune e incomplete, in quanto meramente rappresentative di una situazione di grave criticità rispetto all’approvvigionamento di farmaci e dispositivi, dovuta esclusivamente alla mancanza di idoneo finanziamento e tali da evocare una surrettizia determinazione e responsabilità in tal senso da parte dell’azienda, ma senza tuttavia spiegare, nel dettaglio, il “razionale” e le azioni correttive ispiratrici del Piano di razionalizzazione adottato dall’azienda».

I magistrati accerteranno in seguito che quelle dichiarazioni giudicate inopportune costituivano la sola e fedele rappresentazione dello stato dell’arte. Le decisioni calate dall’alto, difese a spada tratta nella lettera non richiesta spedita dalla direzione generale al Nas, stavano semplicemente provocando danni sulla pelle fragile dei pazienti.

Ma non è l’unica contestazione mossa a carico della responsabile della farmacia. A rincarare la dose ci pensa la direttrice sanitaria Pirola. La Matera, in questo caso, avrebbe avuto l’ardire di rispondere in modo schietto al portavoce del Forum associazioni malattie rare Abruzzo.

Il rappresentante dei malati aveva segnalato «una grave criticità e il peggioramento di un quadro clinico di una paziente affetta da malattia rara», causati dalla mancanza di disponibilità nella farmacia ospedaliera di Chieti del medicinale prescritto nel piano terapeutico.

Essere sinceri con gli utenti in difficoltà, in questa visione distorta, diventa una colpa imperdonabile. «Le affermazioni da lei rilasciate», insiste l’ufficio procedimenti disciplinari, «si palesano anch’esse come evidentemente inopportune e/o comunque incomplete, in quanto laconicamente rappresentative della circostanza per cui il farmaco sarebbe stato regolarmente erogato anche in situazioni di mancanza del dosaggio previsto e tali da evocare comunque una surrettizia determinazione e responsabilità in tal senso da parte dell’azienda». La colpa della Matera si riassume nell’aver tolto il velo di ipocrisia, ammettendo che le medicine scarseggiavano a causa della mancanza cronica di fondi. Un oltraggio per chi, evidentemente, pretendeva una narrazione edulcorata.

Il sipario su questa vicenda cala con la fine del procedimento disciplinare. La commissione esaminatrice chiude il fascicolo archiviando ogni accusa. Nessuna sanzione viene inflitta alla Matera. Rispondere a una legittima richiesta di chiarimento del Nas ed essere onesti con chi soffre non costituisce in alcun modo un illecito. No, il reato di “eccesso di verità” non esiste ancora.

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