Comunicato Stampa: salute mentale, oltre la Giornata: i numeri del caso Veneto

(Arv) Venezia, 14 ottobre 2026
Carlo Cunegato, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra in Consiglio Veneto, ha presentato oggi, a Venezia, nella sala stampa Oriana Fallaci di palazzo Ferro Fini, sede dell’assemblea legislativa regionale, il tema “Salute mentale, oltre la Giornata: i numeri del caso Veneto”, conferenza stampa nel corso della quale è stato presentato il documento di AITSaM (Associazione Italiana Tutela Salute Mentale) sullo stato dei servizi per la salute mentale in Veneto, alla luce del nuovo Piano di Azioni Nazionale per la Salute Mentale 2025 - 2030, con gli interventi di Silvana Marzagalli, di AITSaM Veneto, e dei consiglieri regionali Elena Ostanel (Alleanza Verdi e Sinistra) e Nicolò Rocco (Riformisti Veneti in Azione).
“In Veneto - ha ricordato il consigliere Cunegato - c’è un’emergenza legata alla salute mentale. Da anni arrivano moniti e richieste di intervento, rimasti sostanzialmente lettera morta, mentre si incrociano due tendenze preoccupanti: l’aumento dei bisogni e l’inadeguatezza dei servizi. I dati sulla salute mentale dei giovani sono inquietanti. Come ha ricordato il professor Stefano Vicari, primario di Neuropsichiatria infantile all’ospedale Bambino Gesù di Roma, dal 2013 a oggi gli accessi al pronto soccorso pediatrico per tentativi di suicidio e autolesionismo sono passati da 250 a 1.600. Inoltre, il 19% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni presenta problemi di salute mentale. Una “Caporetto” che dovrebbe spingerci a una riflessione anche politica. Se una società produce tanta sofferenza, dobbiamo chiederci che cosa non funziona nel nostro modello di sviluppo. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel 2030 la depressione sarà la malattia più invalidante in Occidente: chi fa politica deve interrogarsi sulle cause di questa situazione. In Veneto, però, non assistiamo soltanto a un aumento dei bisogni: abbiamo servizi sempre più inadeguati. La responsabilità della destra è pesante: da quindici anni, progressivamente, la salute mentale è stata considerata una priorità secondaria. I numeri dimostrano le conseguenze di queste scelte. Il Veneto è tra le regioni che destinano alla salute mentale la quota più bassa della spesa sanitaria: circa il 2-3%, contro il 7% del Trentino-Alto Adige. Abbiamo circa 5,4 psichiatri ogni 100mila abitanti, rispetto a una media nazionale di 10, e 2,5 psicologi ogni 100mila abitanti, contro una media di 4,5. Per anni ci è stato detto che mancavano i professionisti, ma se i concorsi vengono banditi per un numero di posti inferiore al fabbisogno e non si riescono neppure a coprire tutti quelli messi a bando, dobbiamo chiederci perché. Gli psicologi esistono: è la politica che ha scelto di non investire abbastanza in queste figure. È una situazione allarmante, perché lascia scoperti i Centri di salute mentale, i consultori e tutti quei presidi fondamentali per intercettare il disagio prima che si trasformi in una situazione acuta. Non investire nella prevenzione significa aggravare il problema e compromettere la capacità dei servizi di rispondere ai bisogni delle persone”.
“La questione centrale - ha sottolineato Ostanel - è capire se la Regione del Veneto intenda davvero stanziare le risorse necessarie per rispondere alle richieste avanzate dalle associazioni che si occupano di salute mentale. Oggi destiniamo a questo settore appena il 2,5% del fondo sanitario, mentre altre regioni arrivano a circa il 5%. Dobbiamo riuscire a ottenere già con il prossimo bilancio un impegno concreto per potenziare gli investimenti. Il secondo punto riguarda i servizi territoriali e la prevenzione. Non basta intervenire sulla residenzialità: occorre finanziare tutto ciò che permette ai servizi di lavorare in rete con il territorio, intercettando il disagio prima che si aggravi. Oggi questo carico ricade troppo spesso sulle famiglie. Non è vero che il personale formato non esiste: ci sono graduatorie, come abbiamo rilevato nella Ulss 6 Euganea, che non vengono utilizzate nonostante la presenza di professionisti idonei, perché mancano le risorse per assumerli con retribuzioni e inquadramenti adeguati. Anche gli standard previsti dalla delibera regionale del 2022 per i Centri di salute mentale non vengono garantiti, sia per gli orari di apertura, sia per la dotazione di personale. Particolarmente critica è la situazione della neuropsichiatria infantile. Sono questi i tre punti su cui dobbiamo continuare a lavorare: più risorse, servizi territoriali e prevenzione, personale adeguato. Oggi in Commissione Sanità ho chiesto che si passi dalle parole ai fatti, proponendo una risoluzione che impegni il Consiglio regionale a destinare risorse concrete alla salute mentale già con il prossimo bilancio. Possiamo continuare a discutere, anche con la maggioranza, ma senza finanziamenti adeguati non riusciremo a risolvere la situazione”.
“Ci sono tre aspetti da affrontare - ha puntualizzato Rocco - quello culturale, quello economico e quello organizzativo. Sul piano culturale, fino a qualche anno fa la salute mentale era un vero e proprio tabù in Veneto e la Regione ha a lungo mostrato poca attenzione alla figura dello psicologo. Credo che qualcosa sia cambiato, grazie al lavoro delle associazioni e a una maggiore sensibilità emersa anche dopo la pandemia: anche la proposta bipartisan sullo psicologo di base è un segnale positivo. Ora, però, bisogna affrontare anche gli aspetti economici e organizzativi. Sul fronte delle risorse, la situazione è preoccupante e per questo abbiamo già proposto, come intergruppo, di introdurre l’addizionale regionale, individuando nella salute mentale uno degli ambiti meritevoli di maggiori investimenti. C’è, infine, il tema organizzativo: la riforma del 2016 ha profondamente modificato l’organizzazione sociosanitaria regionale, introducendo Ulss più grandi e una nuova articolazione dei distretti e già allora, con AITSaM e altre associazioni, avevamo evidenziato le criticità che questa riorganizzazione avrebbe potuto comportare, soprattutto per i servizi di salute mentale e per le dipendenze. In vista del nuovo Piano sociosanitario regionale, credo sia necessario verificare che cosa non abbia funzionato nella riforma del 2016. Oggi ci troviamo di fronte a Ulss difficili da governare e a distretti che faticano a raccordarsi con le altre strutture territoriali, comprese le Case della comunità. A essere penalizzati sono soprattutto i servizi di prossimità, quelli più vicini alle persone e ai loro bisogni. È da qui che dobbiamo ripartire”.
“Ringrazio i consiglieri Ostanel, Cunegato e Rocco per avermi invitato alla loro conferenza stampa - ha concluso Silvana Marzagalli, di AITSaM Veneto - e l'auspicio è che, come consiglieri della Quinta commissione e componenti dell’assemblea legislativa veneta, facciano da volano per un reale cambiamento, per un cambiamento di rotta che ormai non è più differibile: la situazione costituisce una vera e propria emergenza, non privata - delle singole persone che devono convivere con un disturbo psichiatrico e delle loro famiglie - ma sociale, perché la salute mentale è salute sociale”.
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