Asl non paga, autistico rischia lo “sfratto”

Ragazzo disabile di 17 anni ricoverato in una struttura di Lecce, ma l’azienda sanitaria non mantiene gli impegni economici
CHIETI. La Asl teatina non paga la retta e un ragazzo autistico rischia le dimissioni dalla struttura dov’è ricoverato, in cui è riuscito finalmente a integrarsi e a trovare pace.
Carlo oggi ha quasi 17 anni. È cresciuto in famiglia fino ai 16, circondato da amore e assistenza specifica 24 ore su 24. Ha gravi problemi di autismo e ha posto in essere comportamenti pericolosi per sé e per gli altri. L’ultimo dei quali ha fatto decidere la famiglia a trovargli un posto dove poter essere meglio assistito. Circa un anno fa è infatti successo che, di fronte al divieto di uscire per una passeggiata, Carlo ha deciso di fuggire di casa saltando da un balcone di una finestra al terzo piano. Quasi miracolosamente, sull’asfalto su cui è atterrato non ha lasciato la vita, ma solo qualche dente. Ma l’episodio ha reso evidente l’impossibilità della famiglia a gestire l’ulteriore permanenza di Carlo in casa e, pur con dolore, i genitori sono stati costretti a cercare una struttura che potesse ospitarlo. E l’hanno trovata, a 500 chilometri di distanza, in una comunità socio-riabilitativa in provincia di Lecce, l’Adelfia. Qui Carlo, assicura la famiglia, ha passato nove mesi in serenità, riuscendo a inserirsi nella nuova vita. Nuova vita che però ora rischia di dover lasciare. Perché la Asl Lanciano Vasto Chieti sembra essersi dimenticata del suo caso, tanto da non pagare la retta per la permanenza. E questo nonostante avesse dato il via libera all’operazione.
Il progetto d’inserimento nella comunità pugliese è stato, infatti, sottoposto all’approvazione della Asl che, come sottolinea l’avvocato Stefano Stendardo, legale dell’Adelfia, ha autorizzato il ricovero «con provvedimento numero 1.133 del 18 luglio 2019 a firma dell’Unità di valutazione multidimensionale della Azienda sanitaria locale Lanciano Vasto Chieti». La successiva comunicazione della comunità è rimasta invece «inevasa», come scrive il legale. La struttura, infatti, aveva inviato alla Asl due note, il 19 giugno e il 2 luglio scorsi, con cui, riferisce il legale, si dava «disponibilità all’accoglienza presso la comunità socio riabilitativa “Zigulì”, facente parte della rete riabilitativa de L’Adelfia, il ragazzo veniva ricoverato in data 06.08.2019 con una retta concordata nella misura di 240 euro al giorno, vista la complessità del caso, come da comunicazione del legale rappresentante dell’epoca, recante numero di protocollo 2.213 del 30 agosto 2019». Queste due note sembrano essere andate perse. Tanto è vero che successivamente la Asl scrive all’Adelfia dicendo di «non avere elementi sufficienti per istruire la pratica di autorizzazione alla spesa per il ricovero».
Una comunicazione di cui pare si sia persa traccia all’interno degli uffici Asl mette dunque a rischio la sopravvivenza stessa di Carlo. «È una situazione che resta difficile da comprendere», commenta C.D.U., la madre del ragazzo, «come è difficile capire perché si decida, impermeabilmente al dolore delle famiglie interessate, di percorrere la strada dell’indifferenza, violandone il rispetto e non tenendo fede neanche agli accordi precedentemente presi».
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