Assalti alle centrali telefoniche: sette indagati per 20 maxi furti

30 Settembre 2026

Nei guai anche una guardia giurata e un manutentore. Danni per centinaia di migliaia di euro

CHIETI. I venti assalti alle centrali telefoniche di Fibercop in mezzo Abruzzo portano la firma di una squadra del tutto inattesa. Le indagini dei carabinieri della stazione di Francavilla al Mare, coordinate dalla procura di Chieti con il pubblico ministero Giancarlo Ciani, hanno svelato una realtà ben lontana dal consueto stereotipo degli emarginati pronti a sfidare la folgorazione nelle cabine elettriche e che, dopo il tramonto, si trasformano in ingordi predoni dell’oro rosso che mangiano tutto ciò che è rame. A finire sotto accusa per i furti a raffica del prezioso metallo sono stati sette addetti ai lavori, tutti residenti a Francavilla: una guardia giurata, un manutentore, suo fratello e quattro uomini legati a un’azienda di recupero e smaltimento di rifiuti ferrosi. Il conto finale ammonta a centinaia di migliaia di euro di danni, senza considerare i disservizi provocati ai siti che fungono da nodi primari e punti di interconnessione per la distribuzione della fibra ottica sul territorio.

I colpi – tra il 2 agosto e il 28 novembre 2025 – sono stati messi a segno tra Chieti, Città Sant’Angelo, Francavilla al Mare, Miglianico, Pratola Peligna, Torrevecchia Teatina e Trasacco. Stando alle accuse, la banda – per entrare nelle centrali senza forzare i cancelli e senza fare scattare l’allarme – utilizzava la tessera magnetica di uno degli indagati che, fino alla fine dello scorso anno, è stato dipendente della società appaltatrice dei lavori di manutenzione dei siti Fibercop. Conoscendo gli impianti nel dettaglio, i ladri agivano in modo tale che gli ammanchi non venissero scoperti nell’immediatezza. Il rame depredato sarebbe stato poi trasportato in luoghi “sicuri” dal titolare di un’azienda di recupero di materiale ferroso con la complicità di alcuni suoi parenti, già in passato finiti nei guai per motivi giudiziari.

Ai sette sono addebitati, a vario titolo, ben nove capi d’accusa: il reato contestato è il furto pluriaggravato, perché commesso «con violenza sulle cose, consistita nella tranciatura di cavi elettrici in rame, e su cose esposte per necessità alla pubblica fede e destinate a pubblico servizio, specificamente su impianti destinati all’erogazione di servizi di telecomunicazione». Gli indagati sono stati inguaiati dalle immagini delle telecamere di alcuni siti di Fibercop e dalle celle telefoniche che li hanno localizzati all’interno delle centrali depredate negli orari in cui si sono consumati i raid. Nei giorni scorsi sono scattate le perquisizioni disposte dal pm Ciani per trovare ulteriori indizi, compresi i capi di abbigliamento indossati durante i furti e immortalati dagli impianti di videosorveglianza. I militari dell’Arma hanno passato al setaccio le abitazioni dei sette presunti ladri. Gli indagati sono difesi, tra gli altri, dall’avvocato Massimiliano Ceddia.

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