Assalti con le bombe ai bancomat: tutta la banda finisce in trappola

Scoperti anche gli altri due componenti del gruppo criminale foggiano entrato in azione a Fara I malviventi furono messi in fuga da un anziano di 88 anni che sparò dalla finestra ferendone uno
CHIETI. Hanno un nome e un volto anche gli altri due componenti della banda che, lo scorso 9 ottobre, ha seminato il panico a Fara San Martino assaltando con una bomba il bancomat del paese. I carabinieri del nucleo investigativo del comando provinciale di Chieti, dopo i quattro arresti scattati nell’immediatezza del colpo, hanno raccolto una serie di indizi che incastrano pure Riccardo Masciavè, 35 anni di Stornara, e Roberto Russo, 22 anni di Orta Nova. Entrambi i pregiudicati della provincia di Foggia devono rispondere di concorso in furto pluriaggravato e in fabbricazione, detenzione e porto in luogo pubblico di materiale esplosivo. Il sostituto procuratore della Repubblica di Chieti Marika Ponziani ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che prelude alla richiesta di processo.
LA RICOSTRUZIONE
Alle 2.30 di un sabato d’autunno un boato sveglia gli abitanti del piccolo centro sul versante orientale della Maiella. Il bancomat, in località Paradiso, è appena esploso con la tecnica della marmotta, un manufatto metallico a forma di “T” contenente polvere pirica, la cui estremità viene inserita nella fessura che eroga le banconote. La potenza della carica esplosiva, attivata tramite miccia, è però eccessiva e finisce per sventrare gli uffici della filiale. Un testimone si affaccia dal balcone e vede tre o quattro persone, che parlano in dialetto pugliese, armeggiare sullo sportello automatico, avvolto dal fumo. Davanti alla banca, in mezzo alla carreggiata, è ferma una Panda di colore bianco con le portiere aperte.
GLI SPARI
La stessa scena viene vista da un altro residente, di 88 anni, che però decide di passare all’azione: prende il suo fucile, una doppietta marca Lorenzetti calibro 12, e spara due volte in direzione dei malviventi, mentre questi stanno per risalire sull’auto. L’anziano non si rende conto se quei colpi abbiano raggiunto la macchina o i passeggeri. Non può sapere, il pensionato, che una pallottola ha in realtà colpito il lunotto posteriore destro, ha trapassato la carrozzeria a doppia lamiera del portellone di chiusura del vano portabagagli, superato il battente di chiusura, oltrepassato anche un sedile e ferito al fianco uno dei malviventi. Fatto sta che i ladri si allontanano precipitosamente dopo aver rubato 12mila euro.
LE TELECAMERE
I militari ripercorrono tutte le possibili vie di fuga della banda, visionando le immagini delle telecamere presenti sul posto e lungo la strada provinciale che, passando per Altino, conduce alla Fondovalle Sangro, e comparandole con quelle dell’istituto di credito. Immagini che immortalano le fattezze fisiche e gli indumenti indossati dai banditi mentre armeggiano vicino al bancomat. Altri video vengono estrapolati dal sistema a circuito chiuso del pronto soccorso di Vasto dove, circa un’ora dopo, i malviventi accompagnano il ferito. I carabinieri individuano il veicolo “pulito”, una Toyota, usato dalla banda per tornare in Puglia, dopo aver abbandonato ad Altino l’auto rubata. E riescono ad estrapolare le immagini di tutti gli occupanti del mezzo. Anche nella Panda ci sono tracce di sangue e altri elementi riconducibili agli autori del colpo.
L’ITER GIUDIZIARIO
I primi a finire in trappola sono Girolamo Rondella, 35 anni di Cerignola, Sabri Yermani, 30 anni di Foggia, e Carlo Grossi, 32 anni di Stornara, già condannati con il rito abbreviato rispettivamente a 6 anni di reclusione e a 4 anni e 4 mesi a testa. Poi è toccato ad Angelo Dibartolomeo, 35 anni, di Cerignola. E adesso è la volta di Masciavè e Russo. I due indagati, difesi dagli avvocati Diego Bracciale e Duilio Crisci, hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti e chiedere di essere interrogati.

