Assalto al bancomat con l’ordigno: tre arrestati, anche il bandito ferito

27 Ottobre 2021

La banda, giunta dal Foggiano, incastrata dalle telecamere della Bper e dell’ospedale di Vasto Al San Pio era stato lasciato il 32enne colpito al fianco da una scheggia. Verifiche su altri colpi simili

FARA SAN MARTINO. Sono stati incastrati dalle telecamere della banca e dell’ospedale di Vasto e da un video girato dai residenti. Tre componenti della banda della “marmotta”, che lo scorso 9 ottobre ha assaltato il bancomat della filiale Bper di Fara San Martino, sono stati arrestati dai carabinieri di Lanciano, in collaborazione con quelli di Foggia e Cerignola.
GLI ARRESTATIAll’alba di lunedì, nel Foggiano, i militari hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del tribunale di Chieti, Andrea Di Berardino, su richiesta del pm Marika Ponziani. In carcere è finito Carlo Grossi, 32enne di Stornara, detenuto a Foggia e rimasto ferito nell’assalto del 9 ottobre. Agli arresti domiciliari il compaesano Girolamo Rondella, 35 anni, e Sabri Yermani, 29 anni, di Orta Nova. I tre devono rispondere di concorso in fabbricazione e detenzione di materiale esplosivo e furto aggravato continuato.
L’ASSALTO AL BANCOMATAlle 2,30 di sabato 9 ottobre un boato sveglia gli abitanti del piccolo centro sul versante orientale della Maiella. Il bancomat Bper, in località Paradiso, è appena esploso con la tecnica della marmotta, un manufatto metallico a forma di “T” contenente polvere esplosiva, la cui estremità viene inserita nella fessura che eroga le banconote. La potenza della carica esplosiva, attivata tramite miccia, è però eccessiva e finisce per sventrare gli uffici della filiale e per disperdere le banconote. La violenta detonazione mette in fuga i banditi che riescono a portare via solo 100 euro. A terra restano 32mila euro, che i carabinieri recuperano appena arrivati sul posto.
INCASTRATI DAI VIDEOGià lo stesso giorno del colpo i militari hanno in mano le generalità dei banditi, particolare da cui prende il nome l’operazione “One day”. Nell’attività di indagine, condotta dal Nucleo operativo e radiomobile di Lanciano, agli ordini del tenente colonnello Vincenzo Orlando, coadiuvato dalla Sezione rilievi del comando provinciale di Chieti e dai colleghi pugliesi, fondamentali risultano le testimonianze raccolte e le immagini della videosorveglianza, ma anche quelle amatoriali girate da un residente. Seppure impauriti dallo scoppio, infatti, alcuni faresi si affacciano alle finestre e notano importanti particolari. Qualcuno, nella fitta coltre di fumo riesce ad intravedere almeno tre persone che si allontanano in fretta e furia a bordo di una Fiat Panda di colore bianco, rubata a Perano, e gira un breve filmato con il cellulare. Partendo da questo i militari del Nor, diretti dal tenente Giuseppe Nestola, ripercorrono tutte le possibili vie di fuga della banda, visionando le immagini delle telecamere presenti sul posto e lungo la strada provinciale che, passando per Altino, conduce alla Fondovalle Sangro, e comparandole con quelle dell’istituto di credito. Immagini che immortalano le fattezze fisiche e gli indumenti indossati dai banditi mentre armeggiano vicino al bancomat.
UN COMPLICE FERITOAltri video vengono estrapolati dal sistema a circuito chiuso del pronto soccorso di Vasto dove, circa un’ora dopo, i malviventi accompagnano Grossi, colpito al fianco da una scheggia metallica. I carabinieri individuano il veicolo “pulito”, una Toyota, usato dalla banda per tornare in Puglia, dopo aver abbandonato ad Altino l’auto rubata. E riescono ad estrapolare le immagini di tutti gli occupanti del mezzo. Il conducente, Rondella, viene rintracciato dai carabinieri di Cerignola e sottoposto a perquisizione: i militari gli trovano alcune banconote da 50 euro macchiate da inchiostro azzurro, provenienti da un altro colpo, i documenti del complice ricoverato all’ospedale di Vasto e una pistola semiautomatica. Nell’auto vengono ritrovati guanti in stoffa e gomma e alcuni indumenti appartenenti allo stesso Grossi. Anche nella Panda, abbandonata e ritrovata il giorno dopo ad Altino, ci sono tracce di sangue ed altri elementi riconducibili ai presunti autori del colpo.
INDAGINI SU ALTRI COLPI«Il gip ha riconosciuto la pericolosità sociale degli arrestati, che si riorganizzano in maniera velocissima», sottolinea Orlando, «formando bande con elementi interscambiabili, che operano in tutta Italia». Verifiche e approfondimenti sono in corso sull’eventuale coinvolgimento di una quarta persona e per individuare collegamenti con colpi simili fatti di recente nel Chietino.
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