Assalto al bus del Chieti: indagati 13 ultrà

15 Ottobre 2026

Rischiano di finire sotto processo per violenza privata aggravata, danneggiamento e lancio di materiale pericoloso

CHIETI

Tredici ultrà del Chieti calcio rischiano di finire sotto processo per l’agguato al pullman della squadra neroverde, assaltato all’altezza di Loreto (Ancona) dopo la sconfitta di Recanati dello scorso 16 novembre. I reati contestati sono violenza privata aggravata, danneggiamento e lancio di materiale pericoloso in occasione di manifestazioni sportive. Il pubblico ministero della procura dorica Serena Bizzarri ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che generalmente prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. A identificare i presunti violenti – di età compresa tra 21 e 49 anni – sono stati i poliziotti della Digos di Chieti, diretti dal vice questore Miriam D’Anastasio.

LA RICOSTRUZIONE

Quella sera la rabbia per l’ennesimo ko si è trasformata in un raid sulla strada provinciale che porta al casello dell’autostrada A14. Un gruppo di ultrà, su tutte le furie, ha tentato di sbarrare il passo al pullman della squadra, bersagliando con pietre e altri oggetti il mezzo su cui viaggiavano i giocatori e due dirigenti. Sotto i colpi, il primo strato del finestrino è andato in frantumi. «Si è sfiorata la tragedia», ha raccontato l’autista Marcello Frattone, di Cepagatti. «Per fortuna il vetro interno del pullman non si è sfondato, altrimenti parleremmo di una strage. Il sasso ha sfiorato un ragazzo di 18 anni che era seduto vicino al finestrino. Siamo stati graziati dalla Madonna».

«SFIORATA LA STRAGE»

Davanti al blocco, Frattone ha dovuto decidere in una frazione di secondo: una manovra repentina per evitare di investire gli aggressori in mezzo alla carreggiata, poi via dritto per mettere in salvo la squadra e sottrarla alla furia degli ultrà. «Ho sterzato e per fortuna sull’altra corsia non passava nessuno in quel momento», ha ricostruito il conducente. «Mentre proseguivo, ho sentito i rumori della sassaiola. Almeno quattro massi, forse anche di più, sono stati scagliati contro il pullman. Ho avuto paura, ma ho mantenuto il sangue freddo. Se mi fossi fermato, sarebbero saliti sul pullman e sarebbe stato peggio. Ho pensato all’autista del Pistoia basket che ha perso la vita colpito da un mattone lanciato dai tifosi della Sebastiani Rieti in un agguato simile al nostro. Superato il blocco, mi sono messo in contatto telefonico con gli agenti della questura che mi hanno detto di non fermarmi assolutamente perché sarebbe stato pericoloso».

«ERANO TUTTI TERRORIZZATI»

Solo per puro caso il bilancio finale è rimasto senza feriti. A proteggere il diciottenne seduto accanto al finestrino – Federico Scurci, terzo portiere della squadra e figlio del vice presidente Dario – è stata la tenuta della lastra interna. «Siamo tornati sani e salvi a casa», ha proseguito Frattone, «ma poteva finire in tragedia. Il pullman ha il doppio vetro. Il sasso ha rotto quello esterno e, per fortuna, non quello interno, altrimenti avrebbe colpito Federico. I ragazzi erano tutti spaventati. La contestazione la posso anche capire, ma quello che è successo è qualcosa che non sta né in cielo né in terra».

LA CONDANNA DELLA FIGC

Sull’agguato è intervenuto anche Gabriele Gravina, all’epoca dei fatti presidente della Federazione italiana giuoco calcio (Figc): «È stato un gesto da delinquenti. La partita qui non c’entra. Queste persone devono restare fuori dal nostro mondo, non possono e non devono farne parte».

L’ITER

Gli indagati hanno venti giorni di tempo per presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogati. Poi la procura deciderà se sollecitare il processo o l’archiviazione. Nei mesi scorsi la questura di Ancona ha concluso il procedimento amministrativo avviato nei confronti degli ultrà teatini senza adottare provvedimenti.

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