Chieti

Chieti, farmaci salvavita negati: indagati gli ex vertici della Asl

13 Ottobre 2026

L’inchiesta: in tre verso il processo. La procura: Schael, Grippa e Pirola hanno interrotto un servizio di pubblica necessità

CHIETI. Farmaci salvavita negati o somministrati in ritardo. Sulla pelle dei pazienti. È un’accusa pesante quella che rischia di portare sotto processo gli ex vertici della Asl Lanciano Vasto Chieti: il procuratore capo Giampiero Di Florio ha firmato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di Thomas Schael, Giampaolo Grippa e Flavia Simonetta Pirola, all’epoca dei fatti rispettivamente direttore generale, direttore amministrativo e direttore sanitario. Si tratta dell’atto che, generalmente, prelude alla richiesta di rinvio a giudizio. I tre sono indagati per «interruzione di un servizio di pubblica necessità», reato accertato il 1° aprile 2024 e «tuttora permanente», è precisato nel capo d’imputazione.

L’INDAGINE

L’inchiesta dei carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) di Pescara è scattata dopo una serie di segnalazioni arrivate via mail sia da parte di cittadini che da organizzazioni sindacali per denunciare l’insufficienza di presidi sanitari nei reparti e di farmaci. Dai successivi accertamenti, secondo l’accusa, è emerso che «le interruzioni e i ritardi nell’assunzione di terapie farmacologiche» sono dirette conseguenze delle decisioni aziendali di tagliare la spesa farmaceutica «nel capitolo dei farmaci in dispensazione diretta», ovvero quelli che vengono consegnati al paziente o ai suoi familiari al termine del ricovero per il prosieguo della terapia a casa. Le carenze si sono registrate nelle farmacie degli ospedali di Chieti, Lanciano-Atessa-Casoli, Ortona e Vasto. Le numerose istanze presentate dall’allora dirigente del Dipartimento competente «indicano stanziamenti di fondi significativamente inferiori a quelli richiesti con apposita programmazione, creando condizioni di estrema criticità riferibili all’impossibilità da parte delle farmacie ospedaliere di emettere gli ordinativi del materiale necessario ad assicurare le forniture di farmaci e dispositivi a reparti, servizi e utenza».

GLI EFFETTI NEGATIVI

La decisione della direzione «di non dar seguito» alle richieste ha causato una serie di problemi. Il primo: l’abbattimento delle scorte dei magazzini ha portato, «in caso di rottura di stock e mancato invio da parte dei fornitori», all’incapacità di consegnare ai reparti i medicinali, compresi quelli «essenziali salvavita». Altre due conseguenze negative sono state «la difficoltà nell’assicurare la continuità terapeutica per i trattamenti in corso» e «i rinvii dell’inizio di nuove terapie, con evidenti ripercussioni a livello assistenziale». L’azienda sanitaria teatina ha dovuto poi ricorrere «a prestiti da parte di altre Asl», generando debiti che, solo per il 2024, i carabinieri del Nas hanno quantificato in circa 880.000 euro.

«MEDICINE SCONFEZIONATE» In forza dello «stato di necessità», dunque non avendo altre strade percorribili, i farmacisti addetti alla distribuzione diretta hanno dovuto consegnare «sempre più spesso» medicinali «sconfezionati», per esempio singoli blister. Il che, oltre a costringere l’utenza a recarsi ripetutamente nella farmacia ospedaliera, portando a «una potenziale mancata aderenza terapeutica», si pone al di fuori della legislazione farmaceutica, «non esistendo ad oggi una normativa chiara e puntuale riguardante tale pratica». Le scelte dei tre indagati hanno causato anche la «mancata fornitura o in misura esigua di numerose tipologie di dispositivi medici ai reparti e ai servizi, come ad esempio pannoloni, medicazioni avanzate per la cura di lesioni da decubito ai pazienti in assistenza domiciliare e noleggi dei dispositivi per microinfusione di insulina».

«FALSO RISPARMIO»

Alcuni medicinali, che dovevano essere forniti ai pazienti dalle farmacie ospedaliere, per mancanza di fondi sufficienti all’acquisto diretto, venivano invece consegnati nelle farmacie territoriali, «previa apposizione sulla prescrizione medica del timbro di autorizzazione alla dispensazione». Questa prassi ha comportato «un aggravio di spesa», dovuto a un costo maggiore dei rimborsi, e un «falso risparmio», perché sposta importi che graverebbero sul capitolo di spesa ospedaliera su quello che riguarda la farmaceutica territoriale. Davanti alla temporanea assenza di medicinali, i farmacisti erano costretti ad avviare la ricerca in altre sedi sia della stessa azienda sanitaria teatina, sia delle Asl di Avezzano Sulmona L’Aquila e di Teramo. Quando il farmaco veniva reperito, il trasferimento era «eseguito da personale e con mezzi della Croce Rossa e della Croce Gialla, con un aggravio di costi dovuto al pagamento del servizio di “staffetta” reso da terzi».

LA PROCEDURA

I tre indagati hanno venti giorni per presentare memorie, produrre documenti o chiedere di essere interrogati. Poi la procura deciderà se sollecitare il processo o l’archiviazione. Il reato contestato è punito con la reclusione fino a un anno.

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