Assalto al portavalori, scagionato Calanca

Chieti, l’uomo era stato accusato di concorso in tentata rapina al blindato dell’Ivri in servizio al Megalò
CHIETI. È stato scagionato dalle accuse di aver partecipato alla tentata rapina al blindato dell'Ivri che faceva servizio portavalori per il Megalò. Maurizio Calanca, 39 anni, nato a Firenze ma domiciliato a Pescara, è stato assolto ieri mattina dalle accuse di aver concorso sia alla tentata rapina al furgone della Ivri, sia alla rapina di uno dei vigilanti, a cui era stata presa la pistola.
Per i giudici «il fatto non sussiste». La tentata rapina è avvenuta il 20 aprile del 2012, quando, all’esterno degli uffici amministrativi del centro commerciale allo Scalo, un commando di 4 persone, armate di fucile a pompa e due pistole, assaltò il portavalori. In tre aggredirono le guardie giurate che stavano caricando i sacchi pieni di soldi sul portavalori.
Era un lunedì mattina, il centro commerciale era chiuso e nel piazzale non c’era nessuno. Un colpo relativamente facile, se non fosse stato per una delle guardie che, benché sotto minaccia di morte, riuscì ad entrare nel furgone mettendo al sicuro i soldi mentre l'autista contemporaneamente bloccò le porte del blindato e partì a razzo riuscendo a mettere in salvo il denaro. L'unica guardia giurata rimasta all’esterno del furgone fu aggredita e rapinata della pistola. A fine ottobre del 2012 i carabinieri del comando provinciale di Chieti riuscirono ad arrestare due dei malviventi, Gianni Chichi, originario di Atri ma residente a Cepagatti, e Lucio Di Michele, di Alanno.
Poco più di un mese dopo, il 21 dicembre, finì nella rete delle forze dell’ordine anche Loris Petrocco, di Cepagatti. Tutti è tre sono stati condannati con rito abbreviato nel 2014. Le forze dell’ordine pensavano di aver individuato in Maurizio Calanca il quarto elemento del pericoloso commando, ma la sentenza del tribunale ha stabilito che non poteva essere così. (a.i.)

