Assassino suicida, il pm indaga «In servizio c’era un solo agente»

I sindacati: «Un unico poliziotto penitenziario nell’intero piano detentivo in cui si trovava Carbone» La cella del killer presidiata dalle telecamere. «Ma davanti ai monitor spesso non c’è nessuno»
LANCIANO. La Procura di Lanciano ha aperto un fascicolo sul suicidio in carcere di Giovanni Carbone, 39 anni, l’assassino reo confesso della compagna Eliana Maiori Caratella, uccisa lunedì scorso nella villetta in cui vivevano a Miglianico. Al momento non ci sono indagati per l’estremo gesto dell’uomo che, come aveva preannunciato fin dai primi momenti dopo l’arresto, giovedì sera si è tolto la vita impiccandosi con i jeans nella cella di alta sorveglianza del supercarcere frentano. Sulla salma non ci sarà autopsia.
LE INDAGINI
Il procuratore capo Mirvana Di Serio aspetta che vengano trasmessi gli atti relativi all’indagine condotta dalla stessa polizia penitenziaria del carcere frentano. Si tratta, sostanzialmente, della constatazione di morte, delle relazioni di servizio del personale sanitario e penitenziario e, soprattutto, delle registrazioni della videosorveglianza interna al carcere. Dovrebbero essere escluse, però, le immagini relative alla cella numero 8, quella dove era detenuto Carbone, poiché per privacy non è prevista registrazione. La scena, tutta o in parte, è stata tuttavia ripresa. La cella, infatti, è attrezzata con la videosorveglianza, anche se il presidio ai monitor non è costante per via dei diversi impegni degli agenti. Quando si sono accorti che Carbone stava mettendo in atto il suo proposito suicidario, era ormai troppo tardi.
I SOCCORSI
L’allarme è stato dato subito e i soccorsi sono stati immediati. La cella di Carbone si trova a pochi metri dall’ambulatorio, dove in quel momento, verso le 19.30 di giovedì, si trovavano il medico e l’unico agente in servizio al piano detentivo. Pochi minuti prima la guardia era passata a controllare il detenuto. Accorsi nella cella, lo hanno trovato impiccato alle sbarre della finestra. Per farlo ha utilizzato i pantaloni, anche perché non aveva altro con sé, né oggetti, né corde o cinture. Giovanni Carbone respirava ancora. Nella casa circondariale di Villa Stanazzo si è precipitata un’ambulanza del 118, mentre il medico tentava le manovre di rianimazione. Ma per il 39enne non c’è stato nulla da fare.
SORVEGLIANZA IN CARCERE
«Quel piano detentivo è composto da due sezioni, una con circa 50 detenuti Alta Sicurezza», spiega il segretario generale regionale Uilpa polizia penitenziaria, Ruggero Di Giovanni, «che richiedono, a causa della tipologia di reati, un’attenzione maggiore e costante; la sezione adiacente, invece, vede la presenza constante di circa 20 detenuti cosiddetti “nuovi giunti”, ovvero appena arrestati e sottoposti a “grande sorveglianza precauzionale” proprio per prevenire gesti autolesionistici». Era il caso anche di Giovanni Carbone, che più volte, dal giorno del delitto di Eliana Maiori Caratella, aveva manifestato il proposito di togliersi la vita. «In soldoni parliamo di almeno 20 detenuti nella stessa situazione problematica del suicida», sottolinea Di Giovanni, «nessuno si preoccupa di lavoratori impegnati in turni doppi e tripli, costretti a garantire la sorveglianza in più posti di servizio contemporaneamente e di telecamere che, troppo spesso, sono lasciate sole a registrare gli eventi senza nessuno che le controlla. Non credo serva aggiungere altro, se non che confidiamo che il lavoro della magistratura chiarirà la posizione dell’unico agente in servizio per l’intero piano detentivo, al quale va la nostra vicinanza e il nostro sostegno. Allo stesso tempo auspichiamo che le indagini vadano ad esaminare anche le eventuali responsabilità dell’amministrazione penitenziaria sulla gestione del reparto».
SUICIDI IN CARCERE
«L’emergenza suicidi raggiunge il terrificante numero di 83 detenuti dall’inizio dell’anno», dice il segretario generale del Spp, Aldo Di Giacomo, «il 2022 è un anno orribile per le morti nelle carceri, mentre si abbassa l’età dei detenuti suicidi, a riprova che i giovani, insieme ai tossicodipendenti e a quanti hanno problemi psichici, sono i più fragili e vulnerabili. Questa mattanza silenziosa deve finire con misure e azioni concrete perché lo Stato ha in carico la vita dei detenuti e ne risponde». «Fino ad ora i vertici del ministero della Giustizia e del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria non sono stati in grado di trovare soluzioni alla gravissima situazione delle carceri italiane», aggiunge Donato Capece, segretario generale del Sappe, «chiediamo quindi al ministro Carlo Nordio un netto cambio di passo».
LA POLITICA
«Lo aveva detto pubblicamente che si sarebbe tolto la vita e lo ha fatto e, cosa più grave, gli è stato permesso», commenta il segretario regionale di Sinistra Italiana, Daniele Licheri, «e sono insopportabili quelli che festeggiano la sua morte che si aggiunge al sangue del femminicidio compiuto. Doveva essere processato e doveva scontare il suo crimine orribile. Doveva essere fermato prima e non è stato fatto, nonostante i suoi comportamenti aggressivi nei confronti della vittima barbaramente uccisa. Invece giustizia non è stata fatta. Né prima, né dopo, né durante».

