«Assenteista Asl premiata: trasferita vicino casa»

5 Febbraio 2016

Esposto del Nursing Up contro lo spostamento senza concorso a Casoli «A Lanciano era sempre malata. Scavalcato chi è in graduatoria da anni»

LANCIANO. Senza concorsi né procedure di mobilità dall’ospedale di Lanciano, dove non ha quasi mai lavorato perché spesso in malattia, è stata spostata a Casoli, presidio dal quale era giunta al Renzetti. È quanto ha denunciato Patrizia Bianchi, consigliere referente regionale del Nursing Up, il sindacato degli infermieri, nell’esposto presentato in Procura per segnalare un caso di assenteismo e, soprattutto, di favoritismo che la direzione Asl provinciale, avrebbe commesso nei confronti di una dipendente.

Il sindacato, prima di rivolgersi alla Procura, aveva diffidato l’azienda, il direttore generale Pasquale Flacco, e il responsabile del Saps (Servizio aziendale professioni sanitarie) Franco Giancristofaro, ad andare avanti con l’illegale spostamento e li aveva invitati a sospendere immediatamente l’ordine di servizio per evitare ripercussioni legali. Ma invano. «Sono, infatti, andati inspiegabilmente avanti tanto che la dipendente ha preso servizio nel presidio di Casoli», spiega Patrizia Bianchi, «contro ogni legge, ogni regola e anche il buon senso e il rispetto nei confronti di infermieri e altro personale che attende da anni un concorso per potersi spostare. Quando chiuse l’ospedale di Casoli (il 31 agosto 2010, ndc) venne stilata una graduatoria pubblica che indicava il personale che, in base a criteri stabiliti, doveva essere trasferito da Casoli a Lanciano, dove c’è penuria di dipendenti. Ci furono anche altri spostamenti compensativi tra pari ruolo. Ma la graduatoria è ferma. Invece, pochi giorni fa, prende servizio a Casoli, vicino casa, la dipendente che in base a quella graduatoria era stata spostata a Lanciano. Prende servizio senza che ci sia stato un bando o una richiesta ufficiale. Inoltre c’è un bando con graduatoria non ancora esitata, per il trasferimento di personale nell’ospedale di comunità di Casoli a cui la dipendente non ha neanche partecipato. Eppure ora lavora a Casoli». Insomma un pasticcio.

Ancora più inspiegabile, secondo la Bianchi, visto che la stessa dipendente a Lanciano non ha quasi mai lavorato perché spesso in malattia. «Era numericamente presente a Lanciano», riporta l’esposto, «ma non fisicamente, visto che per 18 mesi non c’è stata per malattia. Ora è a Casoli senza aver fatto concorsi, senza che le graduatorie siano avanzate e senza che ci sia la necessità della sua presenza perché non ci sono unità scoperte né tantomeno c’è bisogno di personale nel presidio territoriale di assistenza. Quindi si presuppone un “interesse personale” verso la sistemazione della dipendente che ha goduto di un provvedimento ad hoc, configurando disparità di trattamento verso professionisti che hanno prescrizioni anche peggiori rispetto alla donna e verso chi aspetta da anni di poter tornare a lavorare a Casoli in maniera onesta e legale». Ora la magistratura potrà aprire un’inchiesta. Una delle tante condotte sul personale, visto che la Procura si è già occupata di casi di assenteismo e di “favoritismi” verso personale delle istituzioni, come Provincia e Comune, di aziende pubbliche e private.

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