Assistenza agli anziani, allarme dei sindacati

29 Maggio 2018

Il gruppo Edos annuncia l’esternalizzazione dei servizi: le maestranze entrano in stato di agitazione

CHIETI. È allarme nelle strutture gestite dal gruppo Edos che accolgono anziani e disabili in tutto Abruzzo ma soprattutto nella provincia di Chieti e tra gli operatori della rete assistenziale gestita con i Comuni. Da quando il Gruppo ha annunciato di voler procedere nel percorso di esternalizzazione di parte o di tutti i servizi forniti nelle proprie strutture, i sindacati hanno iniziato a temere per le ricadute sia occupazionali che a livello di assistenza offerta. A parlare sono le segreterie provinciali di Fp Cgil, Cisl Fp, Fpl Uil e Uiltucs e, per esse, Giuseppe Rucci, Vincenzo Traniello, Camillo Di Felice ed Ernesto Magnifico. Edos fornisce servizi socio-sanitari ad anziani, anche auto-sufficienti, o adulti inabili; questa attività si sviluppa e si integra nella rete di servizi presenti sul territorio, attraverso apposite convenzioni e accordi con le amministrazioni competenti in ottemperanza alle normative vigenti. Le strutture del Gruppo Edos accolgono anziani, gravi e gravissimi disabili, persone con decadimento cognitivo, pazienti con patologie di carattere psichiatrico, sia in regime residenziale, che diurno, sia per soggiorni definitivi o temporanei. Sul nostro territorio Edos è presente attraverso cinque strutture di cui quattro nel territorio della provincia di Chieti (San Vitale a San Salvo, Il Buon Samaritano a Fossacesia, Il Santa Rita a Santa Maria Imbaro e Villa San Giovanni a San Giovanni Teatino) e una in provincia dell’Aquila (San Domenico a Villalago) impiegando centinaia di operatori. Durante l’ultimo incontro sindacale del 25 maggio scorso, la direzione aziendale Edos ha confermato la volontà di procedere nel percorso delle esternalizzazioni, che formalizzerà a breve attraverso l’attivazione della procedura. Le organizzazioni sindacali ritengono tutto questo inaccettabile, poiché, spiegano, «temiamo che ci possano essere ripercussioni negative sia sui livelli occupazionali e sia sulla continuità assistenziale. Per queste ragioni abbiamo già proclamato lo stato di agitazione in tutte le strutture, come prima risposta, informato l’assessorato alla Sanità (in quanto alcune strutture sono accreditate) e i sindaci interessati da tale problematica. Ci riserviamo ulteriori iniziative».