Assolto da otto anni di condanna

2 Novembre 2014

Nel 2007 accusato di violenza di gruppo: dopo tanto tempo i giudici d’appello lo dichiarano innocente

CHIETI. Si è portato addosso per sette anni l’accusa di violenza sessuale (in concorso con 4 minorenni), su una 14enne. Lui, Tommaso La Selva, di Francavilla, che all’epoca dei fatti aveva 18 anni, è stato assolto dai giudici della Corte di appello dell’Aquila, presieduti da Luigi Catelli, che hanno riformato la sentenza di primo grado. I giudici del Tribunale di Chieti (Geremia Spiniello, Patrizia Medica, Isabella Maria Allieri) lo condannarono a 8 anni di reclusione. Lui difeso dagli avvocati Marco Femminella e Giovanni Angelucci) si è sempre detto innocente. E ora in appello ha avuto ragione.

I fatti risalgono al 2006. Era un Carnevale e c’era una festa in una casa di Francavilla. A fare baldoria e a bere qualche bicchiere di troppo c’erano giovanissimi. Adolescenti tra i 14 e i 18 anni. Tutti di Francavilla. Animi eccitati e un po’ brilli creano l’atmosfera giusta per osare. Una ragazzina finisce a fare petting con un ragazzino, di un anno o due più grande di lei, la scena viene anche ripresa da uno dei partecipanti alla festa. Tra animi eccitati e voglia di trasgressione, la 14enne viene abbordata anche da un altro minorenne. E sembra che le effusioni siano continuate anche sotto casa, sopra un muretto. Nella baldoria era finito anche il giovane di 18 anni. L’unico maggiorenne. La storia sembrava fosse finita lì. Tutto dimenticato. Ma qualche mese dopo la ragazzina si fidanza con un tipo al quale viene riferito che la 14enne aveva avuto una storia in quella serata di Carnevale con un minorenne, anzi con due in una baldoria generale. Il fidanzato chiede spiegazioni di queste esperienze pregresse e lei dice che era stata costretta alle effusioni, scatenate da tempeste ormonali dei suoi amici. Fa nomi e cognomi e lo fa dai carabinieri.

I militari portano i minorenni e anche la Selva in camera di sicurezza. Nella stanza della caserma dei carabinieri sono stati installati dei registratori. E le conversazioni vengono ascoltate dai militari, all’insaputa dei ragazzi. La seratina piccante c’è stata, ma tutto sembrava una bravata, un gioco. «Ma io non ho fatto niente, non l’ho neanche toccata», avrebbe detto proprio La Selva. I minorenni vengono affidati alle famiglie, in stato di arresto, e denunciati alla procura del tribunale per i minorenni mentre La Selva viene denunciato alla magistratura di Chieti. L’accusa per tutti è di violenza sessuale. Il branco aveva approfittato della ragazzina. Ma i giudici aquilani credono che non ci sia stata alcuna violenza e assolvono i ragazzini. Mentre La Selva viene rinviato a giudizio e condannato a 8 anni di reclusione dal tribunale teatino. L’appello si è tenuto qualche giorno fa. La sentenza del collegio presieduto da Spiniello viene completamente ribaltata, anche se con la formula della vecchia insufficienza di prove. Sette anni di calvario per La Selva, ora studente universitario, che con un carico da 90 come una violenza sessuale non ha potuto partecipare neanche ai concorsi pubblici. Il doppio grado di giudizio esiste proprio per questo. Ma forse una maggiore sollecitudine nel fare giustizia sarebbe opportuna.

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