Assunzione illecita, paga il sindaco

Il primo cittadino di Montenerodomo dovrà risarcire il Comune per seimila euro
MONTENERODOMO. Aveva assunto una dipendente nel suo ufficio di staff, e ora Antonio Tamburrino, sindaco di Montenerodomo, dovrà risarcire l’ente per la somma di seimila euro. Lo ha deciso la sezione giurisdizionale della Corte dei conti (Tommaso Miele, presidente, Federico Pepe, giudice, Gerardo de Marco, relatore). La Procura regionale della magistratura contabile aveva chiesto un risarcimento di quasi 31mila euro. A far scattare gli accertamenti erariali della Corte dei conti era stato un esposto presentato dopo il rinnovo del contratto, avvenuto nel 2014, dopo la rielezione di Tamburrino. Come ha evidenziato la Procura, il decreto di assunzione era illegittimo perché non rispettava i limiti per le spese di personale imposti dalla legge per i comuni con popolazione inferiore a mille abitanti. Il sindaco, costituito in giudizio, ha eccepito che l’assunzione della dipendente trovava origine nelle gravi carenze di organico relative al personale in servizio, non adeguato al soddisfacimento delle esigenze dell’ente; inoltre, a sollecitare l’assunzione sarebbe stato il segretario comunale, anche in veste di responsabile del settore finanziario e del personale.Il revisore dei conti, inoltre, aveva attestato il rispetto degli obiettivi di finanza pubblica. Il sindaco aveva concluso chiedendo il rigetto della domanda risarcitoria della Procura, e, in subordine, la riduzione dell’addebito. La sezione giudicante, tuttavia, non ha aderito ad alcuna delle motivazioni esposte. «Non può dubitarsi», si legge nella sentenza, «che l’assunzione sia avvenuta in violazione di norme di legge inderogabili». Come ha ricordato la Corte, il Comune di Montenerodomo non rientrava tra quelli che potevano derogare dagli obblighi di riduzione delle spese, e inoltre non aveva adottato la programmazione triennale del fabbisogno di personale. «Al mancato adempimento di questa disposizione», ricorda la Corte, «consegue il divieto di nuove assunzioni, comprese quelle appartenenti alle categorie protette». I giudici, tuttavia, hanno ravvisato di poter riconoscere una congrua riduzione della somma richiesta dalla Procura per «la buona fede dell’interessato, la situazione di difficoltà dell’organico dell’ente, l’azione correttiva posta in essere subito dopo le prime contestazioni in sede contabile, la natura transitoria del superamento dei limiti di spesa, comunque di importo non elevato». Per questo la condanna è stata fissata in seimila euro. Il sindaco dovrà pagare anche le spese di giudizio. (a.bag)
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