Assunzioni, è scontro sui costi Febbo: siamo su Scherzi a parte?

20 Agosto 2023

Fa discutere l’annuncio di Ferrara di 40 nuovi dipendenti. L’opposizione: «Costerebbero 1,6 milioni» L’assessore Raimondi: «Il nostro è un auspicio, tutto dipende dai tempi di approvazione del bilancio»

CHIETI. «Qualcuno dovrebbe spiegare al sindaco che non siamo su Scherzi a parte, ma di fronte a una città che regredisce». Il consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo liquida con una battuta le uscite del primo cittadino Diego Ferrara in merito alle nuove assunzioni, con quaranta ingressi in Comune ipotizzati in autunno dopo l’approvazione del bilancio stabilmente riequilibrato. Con la dichiarazione di dissesto e la nomina dei tre commissari da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l’annuncio di un aumento di personale negli uffici dell’ex banca d’Italia ha destato un certo clamore mediatico con l’opposizione che si è affrettata a criticare «l’inopportunità» di questo annuncio.
«I quaranta ingressi sono un auspicio», si affretta a precisare l’assessore al Personale Enrico Raimondi, «la pianta organica del Comune di Chieti, come tutti sanno, è ormai ridotta al lumicino e ci sono molti settori rimasti scoperti. Le assunzioni pubbliche sono una priorità di questa amministrazione, ma tutto dipenderà dai tempi di approvazione del bilancio previsionale: abbiamo 90 giorni dalla nomina della commissione straordinaria di liquidazione per presentare il documento, che dovrà poi essere approvato dal ministero, solo dopo potremo chiedere l’autorizzazione a effettuare concorsi o ricorrere alla mobilità fra enti».
In base all’ultima ricognizione, in municipio mancano all’appello 114 dipendenti per far funzionare al meglio la macchina organizzativa: su 300 unità previste nella pianta organica, i contrattualizzati sono 186. Ma a fare i conti delle spese del personale in caso di nuove assunzioni, che inevitabilmente andrebbero a ricadere sulle voci di bilancio, è il consigliere Febbo: «Ogni dipendente costa mediamente 40mila euro all’anno che, moltiplicato per le 40 assunzioni annunciate dal sindaco, senza peraltro indicare la norma che autorizza o dimostrare la capacità di spesa, fa 1 milione e 600mila euro annui. Una cifra spropositata per un Comune in dissesto». Di qui l’attacco a gamba tesa: «Un’altra giornata di annunci per nascondere la propria incapacità amministrativa e politica. Ci sarebbe da ridere e spiegare al sindaco Ferrara che non siamo su scherzi a parte, ma di fronte a una città che regredisce, perde opportunità in un momento dove tutti i Comuni stanno ricevendo risorse a palate, una città che vive un isolamento istituzionale che mai ha vissuto prima. Tre anni persi, dal 5 ottobre 2020 ad oggi, a rincorrere colpevoli veri o presunti del dissesto, che c’era ma non si è voluto affrontare rimediando sonore bocciature da Corte dei conti, liquidatore di Teateservizi, revisori dei conti e l’elenco potrebbe continuare». «Uno dei tre motivi per cui la Corte dei Conti ha bocciato il famoso piano di rientro è proprio il non aver indicato e individuato la riduzione della spesa corrente. E come se nulla fosse, sempre il sindaco ci spiega che la riduzione dei servizi del 20% non inciderà sulla vita economica e sociale della città già penalizzata e mortificata dalla tassazione ai massimi livelli. Mi auguro che la riduzione sia soltanto il 20% ma non credo purtroppo, e lo dico avendo già amministrato e definito il dissesto del Comune nel 1993-1997».
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