Assunzioni vietate, Ari ricorre contro il Governo

30 Dicembre 2015

La normativa colpisce i Comuni che non pagano nei tempi imprese e fornitori ma una recente sentenza della Corte Costituzionale mette tutto in discussione

ARI. Il Comune di Ari è pronto ad avviare un’azione legale nei confronti del Governo per la norma che ha imposto all’ente di non assumere personale, provocando gravi problemi, per cui si vorrebbe chiedere un adeguato risarcimento danni. Per tutto il 2015, ad esempio, Ari non ha potuto assumere vigili urbani. E non è entrato neanche un euro nelle casse comunali proveniente dalle multe. Non si è potuto assumere neanche un impiegato nell'ufficio anagrafe e neppure un impiegato di ragioneria. Nel 2014, infatti, la passata amministrazione non aveva rispettato la norma sui tempi medi di pagamento delle fatture (90 giorni nel 2014 e 60 giorni nel 2015) e per questo la nuova amministrazione ha dovuto incorrere anche nella sanzione che prevedeva il divieto di assunzione. La sentenza della Corte costituzionale del 22 dicembre scorso, però, ha rimesso tutto in discussione. E meno male per il neo sindaco Marcello Salerno, che altrimenti avrebbe avuto davvero difficoltà ad andare avanti. «La sentenza 272 del 2015», ha detto il sindaco, «ha finalmente cancellato dall'ordinamento italiano una norma ingiusta e fortemente penalizzante, specie per i piccoli Comuni come Ari. Nel nostro caso, il mancato rispetto dei tempi di pagamento non era neppure attribuibile all'attuale amministrazione, ma a quella precedente che era stata talmente negativa dal punto di vista della gestione dei debiti e dei pagamenti da comportare persino la dichiarazione di dissesto finanziario nell'ottobre 2014». L’esecutivo di Salerno ha già provveduto a mettersi in regola con tutti pagamenti nel 2015, ma i disagi sono stati comunque molti, con sindaco, assessori e consiglieri costretti a fare salti mortali per garantire servizi indispensabili. «Basti pensare», commenta Salerno, «cosa significa, per un cittadino, trovare l'ufficio di Polizia municipale completamente vuoto e non poter richiedere alcun tipo di intervento oppure come si possa lasciare vuoto un ufficio anagrafe, che è chiamato ad esercitare funzioni fondamentali non solo nei confronti dei cittadini ma anche di altre istituzioni come il Governo stesso». Il divieto di assunzioni è stato avvertito come profondamente ingiusto anche dall’associazione nazionale dei Comuni. Proprio il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, in qualità di vice presidente Anci, all’indomani della sentenza, era intervenuto ricordando le pressioni dell’Anci sul Governo contro questa norma. Per la cronaca, anche Chieti non ha rispettato i tempi di medi pagamento ed è incorso nel divieto di assunzioni, ma pare che non ci sia intenzione di avviare azioni legali nei confronti del Governo.