Ateneo Adriatico, i sindacati con il rettore

14 Luglio 2018

Quattro sigle contro i politici che protestano per il nuovo nome: «Sono loro i nemici dell’università»

CHIETI. «Questa università va difesa, amata, sostenuta e non odiata e questo è il messaggio per chi vuole che l’università continui a crescere». Così i sindacati dell’ateneo d’Annunzio difendono il rettore Sergio Caputi dai veleni innescati dopo la proposta del nuovo nome con un riferimento al mare Adriatico giudicato, a Chieti, troppo pescarese. L’idea del rettore in segno di internazionalizzazione – la denominazione «università degli studi dell’Adriatico Gabriele d’Annunzio Chieti-Pescara» è stata approvata dal Senato accademico e ora dovrà passare al vaglio del Cda – ha dato il via a una ridda di polemiche. Che i sindacati Cisl, Gilda-Unams, Uil e Cisapuni vogliono fermare definendole «chiacchiere di campanile»: «L’università non è del rettore né del direttore generale, non è di chi la sporca con i cartelloni con le parolacce, non è degli studenti che la usano come palestra del politico dilettante, ma, soprattutto, non è di coloro che la strumentalizzano e pensano di farne una succursale per perseguire i propri interessi utilizzandola come bancomat. A questi personaggi», avvertono i 4 sindacati, «non daremo mai sostegno. Sono loro, non un nuovo nome, i nemici dell’università e di questo territorio».
Interviene anche Goffredo De Carolis, senatore accademico e segretario Gilda-Unams: «Ho espresso parere favorevole all’inserimento della parola “Adriatico” perché è un’integrazione che aggiunge senza nulla togliere. Dopo i danni dell’ultimo quinquennio, l’attuale rettore e dg, teatini entrambi, stanno facendo salti mortali per rilanciare l’ateneo anche cercando un nuovo bacino di utenza verso i paesi che si affacciano sull’altra sponda dell’Adriatico: un aumento di iscritti da fuori regione porterebbe valore economico aggiunto non solo all’università ma al territorio tutto. Mi lascia interdetto l’atteggiamento della politica che si straccia le vesti per l’aggiunta di una parola mentre rimase in religioso silenzio quando si misero sul lastrico 320 famiglie di dipendenti togliendo loro, dall’oggi al domani, 300 euro di stipendio per tre anni. L’ambiguità della politica è nota a tutti».