Ateneo, il rettore salva il dg Del Vecchio

26 Settembre 2016

Lo assolve dal procedimento disciplinare per l'appalto-Bucciante e blinda il suo contratto di lavoro con l’Università

CHIETI. Non è una semplice fronda ma la maggioranza del Cda dell’Ateneo che ha chiesto, il 16 settembre scorso, al rettore di “far fuori” Filippo Del Vecchio, direttore generale della D’Annunzio. Ma il Magnifico, Carmine Di Ilio, salva il dg bloccando l’attacco di sei consiglieri su dieci alla vigilia del consiglio d’amministrazione di domani. Per il rettore il direttore generale non si tocca; ma la maggioranza del Cda, composta da Antonio Bianchini, Luigi D’Addona, Luigi Capasso, Cristina Caroli Costantini, Ivo Vanzi ed Ezio Ercole, non ci sta. Al centro dello scontro, l’ennesimo che avvelena l’Università, ci sono due punti sostanziali: l’appalto per la progettazione, direzione dei lavori e collaudo, dell’ex caserma Bucciante, per la parte affidata all’Università, e il contratto di lavoro dello stesso Del Vecchio.

I sei consiglieri hanno chiesto al rettore di inserire, nell’ordine del giorno del Cda di domani, iter ed esito del procedimento disciplinare a carico del direttore generale, oltre che l’approvazione, mai ratificata, del suo contratto di lavoro. L’avvio del procedimento disciplinare era scaturito dal fatto che Del Vecchio avrebbe eluso la delibera del Cda sui lavori all’ex caserma Bucciante. I fatti andarono così: il consiglio d’amministrazione, il 27 gennaio 2015, deliberava l’attivazione della convenzione con il Provveditorato alle Opere Pubbliche del Lazio, Abruzzo, Sardegna. Ma la convenzione prevedeva la funzione di stazione appaltante del Provveditorato solo per i lavori di edilizia universitaria, compresi nel piano triennale e non riguardava assolutamente la funzione di stazione appaltante per i servizi di progettazione, direzione lavori e collaudo, che restava all’Università (dipartimento di Architettura, ndr). La delibera era frutto di un intenso lavoro consiliare, che modificava la versione originariamente proposta dal dg che voleva la delega totale al Provveditorato.

Ma il 1° ottobre 2015, l’amministrazione universitaria comunicava alla Regione e al Provveditorato il conferimento a quest’ultimo anche del mandato di progettazione (preliminare, definitiva ed esecutiva) delle opere di “rifunzionalizzazione” dell’ex caserma Bucciante. E motivava il conferimento perché si trattava di attività previste dalla Convenzione con il Provveditorato stesso, mentre il Cda del 27 gennaio aveva approvato un testo ben diverso. Insomma c’erano due verità: una fedele alla realtà, l’altro no.

Il tema è sostanziale. Ma il 21 settembre il rettore ha risposto ai consiglieri che non accoglie nessuna delle loro richieste. Nel Cda il tema Del Vechio è tabù. Pur sapendo di essere in minoranza, perché sono solo quattro i consiglieri che ha dalla sua parte (Tonio Di Battista, Riccardo Palumbo, Alessio Di Lanzo e Nicola D’Ambrosio), Di Ilio ribatte secco che compete solo a lui avviare procedimenti disciplinari a carico del dg e che, in questo caso, ha già escluso comportamenti dolosi o colposi oltre che qualsiasi tipo di danno patrimoniale per l’Ateneo. Per ciò che riguarda il contratto di lavoro di Del Vecchio, il rettore dice che è già stato approvato dal Cda del 28 luglio 2015. Taglia corto, assolve e blinda il suo dg, dribblando il Cda. Se fosse una partita di calcio, la contromossa sarebbe da cartellino rosso. Ma all’ateneo l’arbitro non c’è.