Ateneo, prestigiosi premi per 2 ricercatori

3 Marzo 2019

Vincono la borsa intitolata a Marie Curie: potranno studiare in America e poi tornare alla d’Annunzio

CHIETI. L’università d’Annunzio continua a sfornare talenti. Due giovani ricercatori dell’ateneo teatino-pescarese sono riusciti a ottenere grazie alle loro ricerche importanti finanziamenti per proseguire, prima all’estero e poi in Italia, i rispettivi progetti di studio che li vedono impegnati al Cesi-Met (Centro di scienze dell’invecchiamento e Medicina translazionale). Si tratta dei ricercatori Eleonora Aruffo e Alberto Granzotto, risultati tra i 1.351 vincitori della borsa “Marie-Sklodowska Curie”, uno dei più prestigiosi riconoscimenti europei per la ricerca scientifica, che ha lo scopo di formare la nuova generazione di ricercatori. All’edizione di quest’anno hanno partecipato in 9.830 studiosi provenienti da tutta Europa. Il budget stanziato dalla Commissione europea per il 2019 è di 273 milioni di euro. Ai ricercatori dannunziani andranno 270mila euro che finanzieranno un periodo di ricerca all’estero e poi il ritorno in Italia.
La Aruffo, porterà avanti nella prestigiosa università di Harvard il suo progetto coordinato da Piero Di Carlo (direttore del Laboratorio di fisica-chimica dell’atmosfera). Il suo campo di studi riguarda l’ambiente: la ricercatrice, infatti, porterà a termine un progetto di studio sul ruolo del particolato secondario nei cambiamenti climatici. Per particolato secondario si intende quello non emesso direttamente ma originato da reazioni chimiche in atmosfera.
Granzotto andrà a studiare per due anni al Dipartimento di neurobiologia dell’università della California-Irvine. Il suo progetto, coordinato da Stefano Sensi (direttore del Laboratorio di neurologia molecolare al Cesi-Met) ha lo scopo di investigare con tecniche d’avanguardia (cellule staminali ed editing genetico) il ruolo del processi infiammatori nella malattia di Alzheimer.
«Queste sono buone notizie», commenta con orgoglio il rettore dell’ateneo d’Annunzio Sergio Caputi, «che testimoniano la qualità della ricerca che si svolge nei nostri laboratori grazie alla capacità dei nostri giovani e alla competenza dei nostri docenti che li seguono e li sanno valorizzare come meritano. È certamente questo uno dei modi migliori», ha concluso Caputi, «per essere un ateneo presente da protagonista a livello internazionale».
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