Ateneo, resta vuota la poltrona del generale
Toschi assente. Il rettore parla nel giorno della bufera giudiziaria
CHIETI. La sedia vuota del comandante nazionale della Guardia di finanza, Giorgio Toschi, spicca in prima fila. I vertici locali delle fiamme gialle ci sono tutti, a cominciare dal comandante regionale Flavio Aniello, ma Toschi, che avrebbe dovuto ritirare uno dei due riconoscimenti della Minerva, non si presenta. «Era arrivato ieri sera», spiega al microfono il rettore Carmine Di Ilio, «ci aveva fatto l’onore di accettare la Minerva. Però, poi, impegni urgenti e il richiamo del capo dello Stato lo hanno costretto a tornare improvvisamente a Roma. Ci sarà naturalmente un’altra occasione pubblica per poterlo ringraziare di aver accettato il riconoscimento». Peccato che proprio un’intervista al generale sul “Fatto quotidiano” di ieri riportasse un virgolettato di Toschi che rifiutava l’onorificenza: «Intendo rinunciare al premio», sono state le sue parole, «che pure da cittadino abruzzese avrei molto gradito, ma mio malgrado, per il ruolo istituzionale che rivesto, e le indagini in corso, per me non è opportuno ritirarlo». E così si apre nel segno delle assenze il 51° anno accademico dell’università più grande d’Abruzzo, l’ultimo a guida del rettore Carmine Di Ilio. Non ci sono il vice presidente del Csm, Giovanni Legnini, né l’arcivescovo Bruno Forte. Per la Regione c’è solo l’assessore Silvio Paolucci. Ci sono invece i due sindaci di Chieti e Pescara, Umberto Di Primio e Marco Alessandrini, e il prefetto di Chieti, Antonio Corona. L’inchiesta proprio in queste ore sta toccando passaggi chiave. Le accuse di abuso, falso e violenza privata rivolte sia a Di Ilio che al suo direttore generale Filippo Del Vecchio (seduto in prima fila), avvelenano il clima, ma nessuno vi fa il minimo accenno. Sebbene sia indubbio che l’ateneo sia ormai profondamente lacerato al suo interno, come molti dei relatori non hanno mancato di sottolineare, al di là del ribadito «orgoglio e senso d’appartenenza» all’istituzione universitaria, sottolineato da tutti, a cominciare dal professor Leonardo Mastropasqua. Nicola D’Ambrosio, membro del Cda dell’ateneo ed esponente di Azione universitaria, nel suo discorso a nome degli studenti, parla di «diatribe interne» che «continuano a ripercuotersi, alla, fine sugli studenti». Giulia Zona, che parla a nome dei dipendenti, chiede invece di fare «un passo verso la riconciliazione». Nel discorso di Di Ilio, invece, c’è l’immagine di una università che tiene, nonostante tutto. Il rettore cita i dati sulla crescita delle immatricolazioni (13% in più rispetto all’anno passato, circa 6.600 iscritti al primo anno dei 53 corsi di laurea) e quelli sui fondi statali ottenuti grazie alle positive valutazioni da parte dell’Anvur (oltre 91 milioni di trasferimenti, 30 milioni di euro di investimenti programmati, dalla nuova biblioteca del campus pescarese al progetto per la Bucciante a Chieti). Abituato a non tradire emozioni, Di Ilio va dunque avanti come nulla fosse. Alla fine del suo ultimo discorso da rettore, il pubblico lo applaude in piedi. Attimi di commozione ci sono, infine, per il minuto di silenzio dedicato al difficile momento che sta vivendo la regione a causa dell’emergenza neve, per il ricordo dei docenti appena venuti a mancare (Luisa Mucciante, Sara Santoro Bianchi, Francesco Garofalo, Tarcisio Paniccia e Mario Bressan) e per quello del professor Francesco Antonio Manzoli, a cui è stata intitolata l’aula magna.

